Il noto trombettista milanese Raffaele Kohler ci ha inviato un video in cui suona la sua melodia "Serate Vulnerabili". Perché è anche grazie alla consapevolezza della nostra fragilità (e alla potenza della musica) che potremo superare insieme questa emergenza globale.

Commosso e commovente. Dopo aver cantato dietro le sue finestre di via Fauchè O mia bela Madunina per il flashmob milanese (ripreso in un video diventato virale su web), ora il trombettista Raffaele Kohler ci ha inviato una melodia per aiutarci a sconfiggere la paura. «Ho composto questa canzone quando avevo sedici anni e avevo appena cominciato a fare le serate nei locali», spiega a NRW. «Le notti mostrano sempre un lato di vulnerabilità perché nel buio si cela sempre l’eventualità di un evento imprevisto. Ora che siamo diventati tutti vulnerabili davanti a un’epidemia che ci ha colto di sorpresa e ha stravolto le nostre vite, ho pensato che questa fosse la canzone più adatta».

Raffaele Kohler aveva già suonato per noi, nel dicembre scorso, nella serata organizzata per festeggiare il primo compleanno di NRW. E ora ci ha fatto un nuovo omaggio per condividere con i nostri lettori le sue riflessioni musicali.

Con un video realizzato in modo artigianale dietro la sua finestra, dove ogni pomeriggio alle 18.00 suona per chi può sentirlo: «Sono diventato come la campana di una chiesa», scherza. Ascoltate il suo breve inno, guardate il suo breve video in cui spiega il senso di questa melodia. Commosso e commovente, l’immagine dei capelli arruffati e del volto pacioso e sorridente di lui che suona al decimo giorno di quarantena aiuta a comprendere la nuova era che stiamo vivendo. Anche rispetto ai temi della diversità. «Ora viviamo sulla nostra pelle il dramma di un’emergenza globale», ci dice. «Perciò credo e spero che in futuro, una volta finita la quarantena, avremo più comprensione verso il prossimo, verso chi fugge dalle guerre e dalle violenze in cerca di un rifugio. Colpiti da un virus che non ha confini, sapremo far leva sulla fiducia e non più sulla paura» . E noi non possiamo che dire tre parole: «Grazie, Raffaele Kohler».  

Raffaele Kohler

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