Samar Zaoui ha 21 anni, origini tunisine e con Jamal Hussein ha organizzato su Facebook la protesta delle Sardine di Modena. La realtà si impone sulla politica che ha sempre usato i giovani candidati di origine straniera solo come specchietti per le allodole.

Ora arriva il momento delle Sardine a Milano, dopo Genova, Bologna e Modena. Ma ciò che non si dice, non si sa interpretare o semplicemente si ignora nel pigro racconto mainstream della maggior parte dei mass media è che nell’onda di questo movimento nato sui social che cresce con l’obiettivo di alzare un solo muro, quello contro la destra xenofoba rappresentata dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, finalmente ci sono leader che hanno background migratorio. A Genova un organizzatore delle Sardine è Simohamed Kaboour. Giovane insegnante di un liceo internazionale, guida il CoNNGI, una vasta rete associativa creata nuove generazioni di italiani.

Sulla protesta delle Sardine a Genova ha scritto su Facebook: una marea di persone, espressione di generazioni, appartenenze di fedi e culture diverse, accomunati dall’antifascismo. E la richiesta è chiara: la politica deve ritrovare serietà e costruire riposte concrete. La cattiva politica è al capolinea.

E ancora più emblematico il caso degli organizzatori della protesta a Modena del 18 novembre scorso, nata da due giovani nati e/ o cresciuti qui: Samar Zaoui, studentessa di Lettere e Filosofia nata nel sud della Tunisia e Jamal Hussein, studente di ingegneria nato a Fermo da genitori libanesi.

Le sardine modenesi sono nate durante una passeggiata in cui Samar Zaoui spiegava al suo amico Jamal Hussein che Modena è stata la prima città del Nord a liberarsi dal nazifascismo, il 22 aprile 1945. E a NRW racconta che il giorno delle Sardine modenesi, nate da un evento Facebook che ha avuto in solo giorno 5000 adesioni, lei è morta e rinata.

Sono emotiva e incauta, dice di se stessa. E, sebbene a 21 anni non sappia bene come gestire nel movimento la sua doppia identità di modenese-tunisina ancora in attesa di cittadinanza, ha ben capito che lei ha un vantaggio sugli altri perché, lo voglia o meno, è una figura simbolica della battaglia contro i muri di Salvini e l’astio dei suoi seguaci contro gli immigrati.

Ora Samar studia Scienze della cultura alla facoltà di Lettere e Filosofia e sogna un dottorato nella ricerca di documenti redatti in arabo classico. Sta preparando un esame, studia di notte e non pensa certo alla “carriera” politica, ma sa bene che il tema della leadership dei giovani con background migratorio sta emergendo con forza.

«Lo so che la mia origine non è un handicap, ma un ricchezza», dice. In Italia è arrivata nel 1999, quando aveva pochi mesi. E anche se non ha ancora la cittadinanza (no, la banale domanda se si sente più italiana o più tunisina non ci sembrava proprio il caso di farla), la sua appartenenza sembra essere più modenese e punto. Anche se lei dice che «bisogna guadarsi da fuori per vedersi dentro», riferendosi alla sua esperienza Erasmus in Germania. Del resto Samar Zaoui, che è stata travolta inaspettatamente dalla folla appassionata delle Sardine, spiega che se proprio deve definirsi, preferisce il termine esistenzialista.

Nell’organizzazione della protesta delle Sardine, nata dal motto Modena non si lega, lei, l’incauta ed emotiva, dice di aver avuto un ruolo organizzativo, mentre Jamal, lo studente di Ingegneria, ci ha messo la faccia oltre che l’anima.

Il nostro è un movimento trasversale, ma non deve servire solo a riempire la piazze ma anche le urne, per impedire alla destra xenofoba di Salvini di vincere le regionali. Per il resto faccio una vita normale, non sono abituata a una dimensione pubblica, ma dobbiamo andare avanti per fermare chi alza i muri contro migranti e profughi e si oppone a una società aperta.

Di Jamal Hussein, suo compagno di viaggio e amico, dice: «Jamal non vuole parlare né rimarcare le sue origine libanesi, lui è marchigiano fino al midollo, studente fuori sede, stop. Un ragazzo solare, che si mette sempre in gioco e ha dei valori per lui non negoziabili che c’entrano con la lealtà, l’onestà intellettuale, le promesse mantenute».

E in fondo era prevedibile, normale in un Paese Normale, che fossero proprio due studenti universitari a ricordarci quanto la nostra società sia diventata interculturale. Nel comune di Modena che ogni anno assegna le cittadinanze a un gruppo di bambini, in controtendenza rispetto al sentire comune di una fetta consistente dell’elettorato.

«Per me, il nostro movimento nato dal basso deve continuare ad essere trasversale, ma servire anche a creare una coscienza critica verso il sistema politico che è chiuso e accetta persone non integrate ma assimilate che devono rispondere a certi parametri per entrare nelle istituzioni», spiega ancora Samar, finita in una tempesta social per la foto di Salvini a testa in giù. Intrisa della cultura antifascista e partigiana emiliana, amante della storia, ha studiato a scuola alle medie storia delle religioni, ma a 13 anni aveva già liquidato Corano, Bibbia e Torah come libri storiografici ed è andata oltre. E ora che ha innescato con Jamal le sardine modenesi, si sta dedicando al rapporto con tutte le altre reti territoriali.

Ho paura degli errori che possiamo commettere, delle strumentalizzazioni politiche, delle piazze piene e urne vuote perché in Emilia a gennaio si vota, ripete più volte.

Di un cosa sembra non aver paura Samar Zaoui, sebbene non ami finire incasellata: essere un emblema di una società che fa emergere una nuova leadership per l’inclusione. Anche perché, prima o poi, la politica che ha sempre usato i giovani candidati di origine straniera come specchietti per le allodole, dovrà aprire le porte e buttare giù quel muro che li tiene a distanza perché la realtà alla fine si impone sempre. 

Riproduzione riservata