Francesco Laforgia, senatore di Leu, risponde al nostro quiz sull'integrazione. E non ci convince.

Francesco Laforgia, fuoriuscito dal Pd, è stato rieletto al Senato con Leu. Non sappiamo ancora cosa farà in questa drammatica fase politica, ma sappiamo cosa sa e cosa non sa sul tema dell’integrazione. Conosce (più o meno) i numeri, riconosce il dinamismo delle seconde generazioni, ma ricorre a molti stereotipi e formule politiche rituali. Rimandato a settembre.

 

Radici: Cosa intende per integrazione?

Laforgia: Un processo che non va inteso in modo unilaterale, dal lato del mero adattamento del migrante alla società ospitante. L’integrazione implica uno scambio culturale che superi la discriminazione e l’esclusione sociale per diventare un momento di crescita ed evoluzione dell’intera comunità. Perché ciò possa avvenire occorre affrontare, in particolare nel nostro Paese, la grave questione sociale determinata dal vertiginoso aumento delle diseguaglianze, della povertà, della precarizzazione del lavoro: tutti aspetti che generano insicurezze, paure e un forte bisogno di protezione.

 

Radici: Sa quanti stranieri ci sono in Italia?

Laforgia: I residenti sono oltre 5 milioni, principalmente collocati al Nord, a cui vanno aggiunti i circa 500.000 irregolari.

 

Radici: Sa quanti sono i nuovi italiani?

Laforgia: Siamo tra i Paesi col più alto tasso di acquisizioni di cittadinanza in Europa, circa un milione.

 

Radici: Che lavori fanno gli stranieri? Secondo lei, fanno solo lavori poco qualificati o anche specializzati?

Laforgia: Gli stranieri svolgono soprattutto lavori che gli italiani non fanno più o che non intendono fare, di media e bassa qualifica, spesso sottopagati. Penso ai braccianti, ai domestici e addetti alle pulizie, all’assistenza prestata agli anziani non autosufficienti. Va considerato che in Italia, malgrado la percezione negativa da parte dell’opinione pubblica, il saldo tra tasse pagate dagli immigrati e i costi sostenuti dalla pubblica amministrazione per gli stranieri residenti è positivo per circa 2 miliardi di euro. I lavoratori stranieri della Lombardia contribuiscono alle casse dello Stato con 4 miliardi, sono numeri che aiutano a capire quanto l’immigrazione serva a sostenere l’economia italiana.

 

Radici: Sa quante imprese sono state create dagli stranieri?

Laforgia: Circa 600 mila imprese nel nostro Paese, una su dieci, sono gestite da stranieri. La Lombardia è la regione più attrattiva per l’insediamento di imprenditori non italiani ed è straniera oltre un’impresa su cinque che nasce sul territorio regionale. Detto questo, il fatto di non attrarre immigrazione qualificata ci fa restare più indietro rispetto ad altri Paesi dove gli immigrati hanno maggiore produttività e sono a capo delle aziende più innovative.

 

Radici: Che idea ha delle seconde generazioni?

Laforgia: Mi affascinano le loro storie, il loro modo di approcciarsi con dinamismo al mondo, forse perché si sono trovati fin dall’inizio della propria vita ad affrontare la sfida di una doppia identità culturale. È bello però constatare ogni giorno di più come questi ragazzi, nati e cresciuti nel nostro Paese, che studiano con i nostri figli e con loro condividono esperienze e sogni, siano e si sentano effettivamente italiani. Rappresentano la nostra speranza e al tempo stesso l’amarezza, che provo anche come parte in causa, per una classe politica che non è stata in grado di riconoscere i loro diritti. La mancata approvazione dello Ius soli rimane una delle pagine peggiori della passata legislatura. Personalmente continuerò a battermi, in Parlamento e fuori, per arrivare finalmente ad approvare quella che rappresenta a tutti gli effetti una legge di civiltà.

 

Radici: Secondo lei che studi fanno? Solo istituti tecnici o anche i licei?

Laforgia: Negli ultimi anni sono aumentati sensibilmente i ragazzi di origine straniera che si iscrivono alle scuole superiori, probabilmente ancora con una predilezione per gli istituti tecnici e professionali ma con una crescita delle iscrizioni ai licei. I nostri insegnanti ci raccontano la determinazione e l’impegno di questi studenti, che spesso scontano difficili condizioni socio-economiche di partenza, anche per questo sono ancora numerosi gli abbandoni prima del conseguimento del diploma.

 

Radici: Secondo lei, è una minoranza quella che frequenta l’università?

Laforgia: Purtroppo sì, ma sono sempre di più quelli che la frequentano e riescono a laurearsi. Secondo uno studio Eurostat la percentuale di immigrati di seconda generazione laureati è del 26,7%, mentre ad esempio calano i laureati “nativi” italiani.

 

Radici: Ci può spiegare la differenza tra migranti, richiedenti asilo, residenti e seconde generazioni?

Laforgia: Per migranti si intendono tutte le persone che lasciano volontariamente il proprio Paese per un altro, alla ricerca di migliori condizioni di vita. I richiedenti asilo sono coloro che una volta arrivati in uno stato diverso da quello di appartenenza presentano “domanda di asilo” per ottenere lo status di rifugiato, previsto dalla Convenzione di Ginevra, e ottenere così protezione internazionale. In attesa della decisione da parte delle autorità competenti hanno diritto di soggiorno. I residenti risiedono regolarmente in un Paese diverso da quello di provenienza. Con seconde generazioni si intendono i figli di genitori immigrati che vivono e lavorano nel nostro Paese. Sono ragazzi nati in Italia o arrivati quando erano molto piccoli o in età adolescenziale.

 

Radici: Secondo lei l’accoglienza, è solo emergenziale o esistono altri modelli?

Laforgia: Non solo esistono altri modelli ma è su quelli che bisognerebbe investire, abbandonando una gestione emergenziale del fenomeno migratorio che finisce per abbattersi su enti locali e cittadini. Occorre definire un sistema di accoglienza che sia adatto alla portata dei flussi migratori, oltre che alle storie e ai bisogni delle persone e battersi perché ci siano canali sicuri per l’ingresso in Italia e nei Paesi europei, superando gli egoismi dei diversi stati. Accanto a questo dobbiamo investire in strumenti di accoglienza diffusa e seconda accoglienza, sul modello SPRAR, al fine di coniugare accoglienza e integrazione.

 

Radici: È consapevole che la futura classe dirigente in Italia avrà anche origine straniere?

Laforgia: Vorrebbe dire che saremo stati capaci di vera integrazione e avremo creato le condizioni per vedere riconosciute capacità e competenze a prescindere dalla cultura di provenienza.

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Credits: radici.online

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