Le letture di questa settimana sono ispirate a storie di immigrazione al contrario, in cui i migranti siamo noi anche se lo abbiamo dimenticato.

Ci sono storie che ci toccano da vicino. Perché i migranti siamo noi. O lo siamo stati. Una cosa che molti sembrano aver dimenticato. Pensare di essere accomunati a chi attraversa un mare su bagnarole che non affondano solo per miracolo, e quando affondano non facciamo altro che aggiornare la contabilità dei morti, ci dà fastidio anche da un punto di vista lessicale. Expat è la parola di tendenza. Qualche libro ci può aiutare a riflettere. Fabio Poletti

Concetto Vecchio
Cacciateli!
(Feltrinelli, 2019)

Negli Anni Sessanta la Svizzera era la meta obbligata dagli italiani in cerca di nuove opportunità. In cambio di un salario migliore che da noi, furono loro a porre le basi del benessere economico elvetico. Mal sopportati gli italiani erano considerati sporchi, disordinati, pieni di figli, non rispettosi delle regole. Il sentimento era così diffuso che l’unico deputato del partito di estrema destra Nationale Aktion promosse un referendum per cacciare gli italiani con lo slogan: «Svizzeri svegliatevi! Prima gli svizzeri». Il referendum del 1970 non passò per una differenza di pochi voti. Ma oramai il seme era stato gettato.

Romina Casagrande
I bambini di Svevia
(Garzanti, 2019)

Per tre secoli, fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, i figli delle famiglie più povere dell’Alto Adige, del Tirolo ma pure del Liechtenstein, venivano “venduti” ai contadini tedeschi, alla ricerca di manovalanza a poco prezzo, con scarse pretese e ancora meno diritti. Il loro viaggio a piedi per 200 o 300 chilometri era spesso senza ritorno. Una vicenda poco nota di migrazione, fa da sfondo a questo romanzo.

Marion Messina
Falsa partenza
(La Nave di Teseo, 2019)

Gli avevano detto che il futuro era Parigi. Alejandro, colombiano, un passato agiato alle spalle, anche da studente è sempre un immigrato. Sulla sua strada incrocia Aurélie, 20 anni come lui, francese di provincia, famiglia modesta. I loro sogni devono scendere a patto con la realtà del lavoro precario. Una storia moderna, di una scrittrice alla sua opera prima che è già diventato un caso letterario in Francia.

Maurizio Pagliassotti
Ancora dodici chilometri
(Bollati Boringhieri, 2019)

Tra Claviere, l’ultimo paese italiano prima del confine, e la cittadina di Briançon in Francia, ci sono 12 chilometri. Chiuso ai migranti il varco di Ventimiglia, bloccati gli accessi agli altri valichi di frontiera, non resta che attraversare il Monginevro, a piedi, sotto la neve, qualcuno con le infradito. Tra passeur interessati solo ai soldi, gendarmi costretti ad applicare leggi che a volte non condividono, uomini e donne generosi anche solo per offrire un the caldo, una storia che facciamo finta di non conoscere.

Foto: Unsplash / The New York Public Library

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