È online il sesto e ultimo episodio della prima serie del podcast di storielibere.fm ispirato alle nostre storie di chi si è integrato seppur con difficoltà. E ora si chiede se sia il caso di lasciare l'Italia.

Non siamo noi a volerli mandare a casa, come vuole la narrazione leghista e mainstream, ma loro (talvolta) a non volerci più. Con questo apparente paradosso si conclude oggi la prima serie del podcast Radici  di storielibere.fm. Chiamato così perché ispirato ai contenuti del sito che abbiamo avuto fino al 6 dicembre del 2018, poi diventato NuoveRadici.World, il podcast ha raccontato sia l’esperienza del commissario Carlo Parini, protagonista del reportage Mare Monstrum, Mare Nostrum (Utet), che ha guidato per 12 anni una task force creata per affrontare gli sbarchi e fare indagini su scafisti e trafficanti, sia il nostro storytelling sui nuovi italiani.

La nuova puntata ha un titolo quasi brutale, ma azzeccato: “Perdute certezze”. Perché la nostra informazione sui nuovi italiani si è focalizzata su chi si è integrato, ha tagliato mete, raggiunto traguardi malgrado una politica quasi inesistente sull’integrazione, solo grazie alla propria determinazione e motivazione. In un contesto sociale e politico molto complesso.

Al centro di questo nuovo episodio, un dialogo di una coppia afroitaliana. Medico lei, laureato in economia lui, sono nati in Camerun: Nadia Sa’a ci ha raccontato la fatica per riuscire a diventare medico e di qualche caso di discriminazione, quando in ospedale i pazienti le hanno negato il riconoscimento della sua professionalità. Suo marito, Herdos Tchamba, che lavora in una multinazionale svizzera ci ha detto di essere arrivato a un’amara conclusione. Infatti entrambi ora non escludono di lasciare l’Italia.

«Al momento manca in Italia un chiaro percorso di integrazione. Sembra quasi che ci sia la rincorsa a fare la legge più brutta contro gli stranieri perché si pensa che in tal modo l’Italia andrà molto meglio». Vogliamo perdere anche gli immigrati qualificati? Avanti così.

In Perdute certezze, potete ascoltare anche il racconto su Taha Al-Jalal, lo sposo yemenita che ha partecipato a una puntata di Masterchef, scritto da Elisa Mariani. Nel suo Paese insegnava inglese agli yemeniti, arabo classico agli stranieri e si cibava di film americani perché la sua meta erano gli Usa. Prima di conoscere la donna che ha sposato, Laura Silvia Battaglia, giornalista esperta di Medioriente e autrice insieme a Paola Cannatella della graphic novel La sposa yemenita (BeccoGiallo).

Un racconto che incrocia guerra, amore, gastronomia e integrazione.

Oltre al decreto sicurezza che ostacola ogni grado di integrazione, ci troviamo davanti alla situazione surreale dei porti chiusi per i migranti che restano ostaggio della politica del Viminale e del braccio di ferro del vicepremier Matteo Salvini con l’Europa. E il sesto episodio include anche un potente messaggio dello scrittore e attore teatrale Alessandro Bergonzoni, intervistato da Fabio Poletti.

In sei puntate prodotte e pubblicate da storielibere.fm, che trovate anche sul nostro sito, abbiamo rielaborato i contenuti più suggestivi della nostra narrazione (in Italia, non ci stuferemo di ripeterlo, ci sono 5 milioni e mezzo di stranieri residenti e oltre un milione con la cittadinanza) e serve a contrastare un dibattito riduttivo , che ruota solo intorno agli sbarchi, alla demagogia che impedisce la comprensione dei cambiamenti. Raccontare le nostre storie attraverso un podcast è stato importante per divulgare il tema dell’immigrazione e soprattutto dell’integrazione.

L’hashgtag di storielibere.fm #scrittoavoce rende l’idea, perché il podcast, sempre più diffuso, rende più potente il racconto dei protagonisti della nostra community, che hanno prestato anche la loro voce. Non so voi, ma noi, che ci siamo posti l’obiettivo di restare sempre lucidi davanti a un tema aggrovigliato, ogni volta che riascoltiamo il podcast, ci commuoviamo.

 

Riproduzione riservata