A Modena è nato un nuovo movimento per volontà dell’europarlamentare del Partito democratico Cécile Kyenge: l'Afroitalian Power Initiative. Dopo la miriade di insulti che le sono piovuti addosso sui social, Radici l'ha intervistata per capire l'obiettivo della sua iniziativa.

In Italia c’è molto fermento nelle comunità degli afrodiscendenti. Dopo la nascita dell’Ucai, Unione delle comunità africane d’Italia, fondata da Otto Bitjoka, ora a Modena è nato un nuovo movimento per volontà dell’europarlamentare del Partito democratico Cécile Kyenge: l’Afroitalian Power Initiative.

Che cos’è l’Afroitalian Power Initiative, onorevole Kyenge?

Con l’Afroitalian Power Initiative si cerca di riscattare gli afroitaliani: più un Paese è consapevole delle proprie diversità e più le comunità si rafforzano. E  questo è un bene anche per l’Italia. È già accaduto in molti altri Paesi europei, ma non ancora nel nostro Paese. A mio avviso si tratta di un’iniziativa che andrebbe accolta a braccia aperte e sostenuta, ma purtroppo non è così. La mia idea è questa: dobbiamo lavorare tutti insieme per far diventare gli afroitaliani protagonisti, e non più solo spettatori, ribaltare gli schemi e la narrazione attuale. Si è alzato un polverone attorno all’Afroitalian Power Initiative perché da molti è stata percepita come un pericolo. Purtroppo quando le minoranze parlano fanno paura, i neri spaventano: è questa la realtà che viviamo. Ma spesso la gente non ne vuole parlare, si gira dall’altra parte. Io non mi tiro indietro. Io mi alzo e ne parlo.

Perché l’accento sul potere (power), cosa volete ottenere?

La parola “power” forse intimorisce, ma significa semplicemente la capacità di fare, di agire per cambiare la nostra realtà. Vogliamo promuovere una presa di coscienza sociale, culturale, economica e politica della diaspora africana italiana. Grazie a una rete che diventerà sempre più capillare sul territorio; qualcosa di concreto per incoraggiare gli afroitaliani ad appropriarsi degli strumenti di conoscenza e formazione per riscattarsi, per uscire dai margini della società.

Nell’ambito dell’iniziativa ImpresAfrica, abbiamo anche invitato imprenditori afroitaliani a presentare a Modena le loro imprese e le loro attività commerciali, che spaziano dalla produzione delle creme al settore tessile, da quello della comunicazione digitale al web design.  Abbiamo cercato di dare loro visibilità, di farli parlare delle loro esperienze, evidenziando le buone pratiche, e ci proponiamo di sostenerli, affiancarli. Ma questo è solo l’inizio. L’Afroitalian Power Initiative vuole offrire uno strumento potente per aiutare gli afroitaliani a proseguire il cammino insieme, uniti, non divisi.

Il vostro è anche un progetto politico?

All’interno dell’Afroitalian Power Initiative abbiamo lanciato anche “Afroitaliani in movimento”, che rappresenta l’aspetto politico della nostra iniziativa. Abbiamo concluso l’incontro con l’elaborazione della prima Carta Democratica degli Afroitaliani. È importante parlare di diritti in un momento come questo, in cui stiamo assistendo non solo all’emarginazione degli afroitaliani, ma anche alla discriminazione e al razzismo che continuano ad aumentare. Noi ci siamo esposti, ci siamo uniti e stiamo cominciando a creare una rete, partendo da azioni concrete delle singole comunità che prevedono anche l’eventualità di proporre candidati e offrire la conoscenza di strumenti politici. Abbiamo messo tutto ciò a disposizione della nostra comunità, che troppo spesso sparisce all’interno dei partiti sulla scena politica.

Qual è il contributo possibile degli afroitaliani?

Alcuni di quelli che hanno partecipato alla riunione di Modena hanno parlato dei loro disagi crescenti, ma altri si rendono invece conto della loro importanza e vogliono cambiare la narrazione per parlare di persone, andando oltre il colore della pelle e oltre la nazionalità. L’Afroitalian Power Initiative vuole tra le altre cose riscattare il contributo storico, culturale e religioso di figure della diaspora africana in Italia. Si è parlato, per esempio, della partecipazione dei soldati africani nella seconda guerra mondiale, dei personaggi storici presenti fin dall’impero romano. E anche dei tanti santi neri, le cui statue si trovano nelle chiese anche se spesso si preferisce non evidenziarne il colore della pelle, facendo in modo che la gente non se ne renda nemmeno conto. Ma noi vogliamo aprire gli occhi alla gente per fargli vedere il futuro, oltre i propri confini geografici, sociali e mentali.

Quali saranno  prossimi passi?

Nei prossimi mesi faremo il punto della situazione mettendo al centro delle nostre azioni e diffondendo su tutto il territorio la Carta Democratica degli Afroitaliani. La Carta in realtà non fa altro che riprendere tutti i diritti già esistenti partendo dalla Costituzione italiana, dai trattati e dalle convezioni internazionali  sui diritti sottoscritti dall’Italia. Ma questi diritti molte volte vengono messi da parte, calpestati. E allora noi chiediamo solo uguaglianza e rispetto per tutti indipendentemente dal colore, mettendo l’accento sulla cittadinanza.

 

 

 

 

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