Karounga Camara è un imprenditore senegalese. Laureato in matematica all’Università di Dakar, ha insegnato per dieci anni e poi è emigrato in Italia, dove è rimasto per sette anni. Nel 2015 è tornato in Senegal e ha fondato Senita Food, un’azienda agroalimentare, ma ha soci, familiari e partner in Italia. Contemporaneamente, anima conferenze e seminari di formazione per lo sviluppo personale ed imprenditoriale. Ha creato una rete che riunisce espatriati senegalesi che tornano o desiderano tornare in Patria. Osare il ritorno, edito da Celid, è il suo primo libro.

«Devono tornare a casa loro», questo mantra lo sentiamo spesso, ma non tutti sono consapevoli che molti a casa loro ci vogliono tornare e in molti casi ci riescono. Ma quali sono le difficoltà del rientro? Karounga Camara è un imprenditore senegalese. Laureato in matematica all’Università di Dakar, per dieci anni insegna matematica poi emigra in Italia, dove rimane per altri sette anni. Nel 2015 torna in Senegal e fonda Senita Food, un’azienda agroalimentare. Contemporaneamente, anima conferenze e seminari di formazione per lo sviluppo personale ed imprenditoriale. Ha creato una rete che riunisce espatriati senegalesi che tornano o desiderano tornare in patria. Osare il ritorno, edito da Celid, è il suo primo libro, un vademecum per aiutare i suoi compatrioti ad affrontare le difficoltà del ritorno.

Perché tornare fa paura? Innanzitutto perché il ritorno verrebbe letto come un fallimento. Un senegalese che era emigrato in Spagna, dopo molti anni, decise di tornare in Senegal per aprire un ristorante. La famiglia non capiva la sua scelta e in tutti i modi ha cercato di demotivarlo e farlo tornare in Europa. Ma grazie anche al supporto di Karounga Camara, ha tenuto duro e adesso anche la famiglia si è impegnata a fare in modo che il ristorante funzioni e sia fonte di reddito per tutti loro, al pari della rimessa che ogni anno arrivava dalla Spagna. Ci sono famiglie intere che raccolgono il denaro per far partire uno di loro verso quello che considerano l’El Dorado. Per il solo Senegal, le rimesse dall’estero sono più di 150 milioni di euro l’anno. Sono soldi fondamentali per la sopravvivenza di molte famiglie e questo rende ancora più problematico tornare, perché significa che quei soldi non arriveranno più e il futuro in patria è tutto da costruire. A causa di questo, in molti casi sono gli stessi famigliari a scoraggiare il ritorno. Quando gli emigrati tornano e spiegano che ormai in Europa è difficile vivere perché è un continente in profonda crisi, dicono che non è possibile, perché ovunque è meglio dell’Africa. Per molti giovani africani l’unica strada conosciuta è emigrare, non prendono minimamente in considerazione la possibilità di tentare in patria.

Altro problema è la formazione, non quella delle competenze di mestiere o professionali. È la formazione psicologica a mancare: dalla fine del periodo coloniale è come se tutto un continente non riuscisse più a credere che, senza l’aiuto dell’Occidente, si possa costruire, si possa risorgere. Manca il sogno di poter fare senza gli altri. Karounga Camara usa un paragone che spiega molto bene: «L’Africa è come un elefante con le zampe incatenate, come si usa in Asia e nei circhi. Un animale forte come un elefante, come può non liberarsi dalle catene? Semplicemente perché fin da piccolo lo hanno abituato così. Non riuscendo mai a liberarsi, quando ormai è adulto e ha la forza per poterlo fare, appena sente le catene, non ci prova neanche più. Non c’è mai riuscito e rimane immobile». Secondo Karounga Camara è giunto il momento, per molti immigrati, di chiedersi se vale la pena di continuare a vivere in Occidente.

Il ritorno è un lungo percorso anche psicologico, significa superare dubbi e paure. Significa, come dice e scrive Camara, pensare per la prima volta a se stessi, a ciò che può rendere felici. Per questo, è importante che si stia creando una rete di sostegno per chi vuole tornare a casa. Bisogna essere supportati non solo in patria, ma anche da chi rimane in Europa. Si ritorna con una idea, con un progetto. Tornare significa poter aiutare il continente africano a svilupparsi davvero, perché sarebbero gli stessi africani a realizzare impresa e sviluppo, adattando le conoscenze apprese in Occidente. Bisogna osare a tornare, ma è difficile dopo tanti anni trascorsi in Europa, perché comunque si sono acquisite abitudini e stile di vita. Karounga Camara scrive nel suo libro: «Un giorno, prima o poi, rientrerò a casa, o perché lo decido io o perché vi sarò obbligato. Preferisco farlo ora di mia volontà».
Ci sono molte possibilità in Africa, in questo momento storico, più che in Occidente, bisogna avere coraggio e tentare. Molti occidentali, di cui non si parla mai, stanno andando in Africa a cercare la loro fortuna, trovandola. Perché non devono farlo gli africani, tornando o rimanendo con uno spirito diverso e allontanando da sé la paura del fallimento? Molti sono gli africani che sono tornati e sono ora tra gli uomini più ricchi del continente, come il nigeriano Aliko Dangote che ha creato una multinazionale, Babacar Ngom del gruppo Sedima e altri ancora. Bisogna solo osare il ritorno.

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Credits: radici.online

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