Arrivata a Milano a sei anni, a sedici ha lanciato una cover latin pop di "Non ho l'età". Dopo il successo nel suo Paese di origine, a soli 22 anni, la cantante e performer italoecuadoriana sta emergendo anche in Italia.

Si è fatta conoscere al pubblico italiano al Milano Latin Festival del 2019, aprendo il concerto di Karol G, regina colombiana del raggaeton che sta spopolando per una hit con Nicki Minaj. Ma nel suo Paese di origine, l’Ecuador, aveva già fatto breccia al debutto nel 2016, quando sedicenne ha lanciato una cover in versione latin pop di Non ho l’età di Gigliola Cinguetti. Non sorprende che, con un curriculum così brillante, Paula Romina abbia grinta e determinazione da vendere. Da Guayaquil, la città dove è nata e in cui è rimasta bloccata quando è scoppiata la pandemia, ci racconta la sua storia. 

Da Gigliola Cinguetti al raeggeton 

«Mi sono trasferita a Milano a sei anni con mia madre, facendo un ricongiungimento con mia nonna e mio padre che abitavano già in Italia. Ho iniziato a studiare canto a tredici anni».

La musica era già nel dna della mia famiglia, infatti tra i miei parenti qualcuno insegna uno strumento, qualcun altro fa parte dell’Orchestra Sinfonica di Guayaquil e mia madre ha frequentato il conservatorio. Anche per questo mi sono sempre sentita supportata nella mia carriera

Dopo la cover No tengo edad, è uscito il suo primo inedito da cantautrice che è andato molto bene in Ecuador e ha raggiunto le classifiche di Radio Disney. «Facevo spesso avanti e indietro tra Italia e Sudamerica e guarda caso il mio vicino a Guayaquil era un agente discografico che, dopo aver ascoltato le mie canzoni, mi ha incoraggiata molto. Poi sono arrivati l’album Libre e le prime esibizioni importanti in apertura di concerti di star latinoamericane come il portoricano Don Omar e il panamense Joey Montana».

Tra i suoi riferimenti musicali ci sono icone come Jennifer Lopez, Beyoncé, Daddy Yankee e il nuovo astro pop che arriva dalla Spagna, Rosalía.

Paula Romina è una performer, come si vede dai video delle sue canzoni in cui si diverte a esibirsi nelle coreografie su ritmi che mescolano generi diversi, dal reggaeton all’afrobeat. «La mia musica è frutto di una contaminazione culturale, pensa che il mio produttore è arabo! Solo dall’incontro di cose diverse arrivano le novità».

Siamo tutti fighi 

«Nel 2020 è uscito Solo conmigo, un ep di quattro canzoni che trattano tematiche che volevo affrontare da tempo». No hay vuelta atrás è un brano che celebra il girl power, rappresentato da una ragazza forte e sicura di sé. Poi c’è Guay! che parla di integrazione culturale. «Volevo far passare il messaggio di non badare alla nazionalità delle persone perché siamo tutti uguali, come recita la canzone. E siamo tutti fighi, o guay, appunto, come si dice in gergo spagnolo. La diversità l’ho vissuta in prima persona quando sono arrivata a Milano, ma mi sento a casa sia in Ecuador dove c’è la mia famiglia di origine, sia in Italia dove sono cresciuta e ho tutte le amicizie».

Il video di Guay!

Paula ci racconta che pur essendo Milano una città decisamente multiculturale, da piccola ha vissuto parecchi episodi di discriminazione di cui si è resa conto solo da adulta. Ora abita a Legnano ma continua a studiare all’università Iulm di Milano e nell’attesa di tornare in Italia non si è fatta abbattere dall’isolamento forzato.

Da quando sono arrivata in Ecuador a febbraio ne ho approfittato per scrivere tanto e progettare cose nuove. Anche se per ora non è possibile esibirsi nei concerti negli spazi fisici, le piattaforme digitali stanno aiutando moltissimo gli artisti e i live su Instagram sono una grande opportunità.

«È il momento di reinventarci tutto e di approfittare degli strumenti social che sono la parte buona che ci portiamo dietro dal periodo di lockdown. Le persone passano sempre più tempo in rete e gli artisti hanno una visibilità che non ha più confini geografici».

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