Il long read di questa settimana è tratto da "Nessun amico se non le montagne" di Behrouz Boochani (Add, 2019). Uno straordinario romanzo reportage, scritto in decine di migliaia di messaggi Whatsapp, inviati dal giornalista curdo durante il periodo di detenzione nei centri di identificazione per immigrati irregolari di Manus Island, in Papua Nuova Guinea.

Behrouz Boochani
Nessun amico se non le montagne
(Add Editore, 2019)
pagine 432, euro 18

È stato paragonato ai Quaderni del carcere di Antonio Gramsci e ad Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn. Ma il giornalista curdo con cittadinanza iraniana Behrouz Boochani non è stato la vittima di un regime totalitario. Fuggito dal suo Paese, approdato prima in Indonesia e poi in Australia dove ha cercato, senza ancora riuscirci, di ottenere asilo politico, Behrouz Boochani ha provato sulla sua pelle il modello di lotta all’immigrazione del governo di Sidney. Già il nome, No Way, è tutto un programma. Le imbarcazioni che vengono intercettate sono riaccompagnate nel porto di partenza da navi da guerra. Chi riesce a toccare il suolo australiano viene trasferito nei centri di identificazione per immigrati irregolari di Manus Island in Papua Nuova Guinea.
Cinque anni rimane sull’isola l’autore di questo straordinario romanzo reportage di 432 pagine (nell’edizione italiana), tutto scritto in decine di migliaia di messaggi Whatsapp. La sua testimonianza è un salto nell’abisso dell’orrore, tra prigionieri che per disperazione praticano l’autolesionismo e guardie sadiche ed efferate. Un sistema codificato, con un nome proprio, il Sistema Kyriarcale. Spiega in una nota Omid Tofighian che ha ricevuto dall’autore i messaggi in parsi, poi tradotti in inglese: «Il termine kyriarchia dal greco
kyrios, ‘signore’, e arcò, ‘governare’, è stato coniato nel 1992 dalla teologa cattolica e femminista statunitense Elisabeth Schüssler Fiorenza per descrivere la teoria dei sistemi sociali interconnessi, creati a scopo di dominio, oppressione e sottomissione. Abbiamo utilizzato questo termine allo scopo di etichettare la complessa struttura soggiacente al regime di detenzione australiano». Il ricordo delle montagne del Kurdistan, l’unico suo amico, è l’antidoto possibile alla pazzia a cui si aggrappa il giornalista. Pluripremiato anche in Australia, questo testo è fondamentale per chi ancora si illude che i campi profughi e le carceri libiche sono il peggio che un Paese possa riservare a migranti e richiedenti asilo. Fabio Poletti

Per gentile concessione dell’autore Behrouz Boochani e dell’editore Add pubblichiamo un estratto del libro Nessun amico se non le montagne.

L’atmosfera nella prigione è stabilita da misure disciplinari di micro e macro livello pensate per creare animosità tra i prigionieri. L’odio scorre nelle vene di tutti. Nella prigione, l’odio isola ancora di più i detenuti. Il suo peso è così intenso che i prigionieri crollano all’improvviso in una notte buia, rinunciando a resistere… Si arrenderanno a un sistema che induce e amplifica l’odio… e accetteranno il refoulement. Il Sistema Kyriarcale della prigione si riflette nel seguente obiettivo basilare: «Far tornare i prigionieri profughi alla nazione da cui provengono». Il potere delle recinzioni può riuscire a mettere i prigionieri in ginocchio solo unendo le forze proprio con la stessa gente che vi è rinchiusa. La prigione è studiata per fomentare l’ostilità e l’animosità. Magari, se i gabinetti fossero stati progettati in modo che l’acqua mista a piscio non arrivasse alle caviglie, non avremmo mai dovuto affrontare quell’esperienza, quella notte, e di conseguenza non ci saremmo mai sentiti tanto avviliti a riguardo.

Il Sistema Kyriarcale della prigione instilla nei prigionieri abitudini perverse e comportamenti sordidi e barbari. I gabinetti luridi hanno fatto sì che questo giovane e molti altri pisciassero dove volessero; pisciassero tra gli arbusti, grandi ciuffi di piante coperte di fiori gialli e rossi. Che la gente pisci sui fiori è disgustoso. E questo è solo un esempio.

I gabinetti principali della prigione sono così affollati, a volte, che i prigionieri devono aspettare, facendo lunghe code. Una condizione spiacevole: i prigionieri mangiano insieme a orari fissi, quindi è naturale che si riversino nei gabinetti più o meno alla stessa ora. Il pavimento di cemento dei gabinetti si sgretola, è pieno di minuscole crepe. Minuscole, ma profonde. Minuscole, ma piene di sporcizia e sperma accumulati. È un luogo dove i prigionieri si masturbano ed eiaculano nelle crepe che vi si aprono: l’odore putrido che esce da quelle crepe è soffocante. Il soffione della doccia non è altro che un buco nella parete. Gabinetto e doccia sono nello stesso casotto. In basso, lo scolo delle docce è in realtà un canale pieno di sudiciume che, colmo della sporcizia delle docce vicine, trasferisce lo sporco verso la doccia successiva.

A volte, quei canali luridi raccolgono ammassi di peli rasati quel giorno stesso così che il flusso d’acqua, sempre freddo, si blocca. I giorni in cui i prigionieri fanno lunghe code per prendere i rasoi dal manico blu, in pochissimo tempo si accumula un mucchio di peli. I rasoi vengono cambiati solo una volta al mese. Questo perché le autorità pensano che, se i prigionieri avessero libero accesso ai rasoi, sarebbero più inclini a commettere suicidio o a infliggersi dolore. Così i prigionieri hanno spesso barbe molto lunghe. Decine di prigionieri dalla barba lunga che aspettano in coda per mangiare, aspettano in coda per andare al gabinetto.

Quando un rasoio si rompe, il prigioniero è costretto a usare quello di un amico, o ad aspettare settimane. Le possibilità di non riuscire a procurarsi un rasoio sono alte, perché le code si formano all’improvviso e le scorte si volatilizzano in meno di un’ora. La coda per i rasoi è quella più controversa e caotica della prigione. I detenuti diventano violenti e a volte la tensione sfocia in calci e pugni. In questa situazione, ci sono anche prigionieri che si guardano le spalle a vicenda, prigionieri dediti alla fratellanza. Condividono un solo rasoio, radendosi i peli in eccesso. Nell’ambito del Sistema Kyriarcale della prigione le scorte sono razionate: è una chiara strategia per condizionare i prigionieri, costringendoli a comportarsi male.

© 2019 Add editore, Torino
No friend but the mountains – Writing from Manus Prison
Copyright: © 2018 Behrouz Boochani
Tradotto dal persiano all’inglese da Omid Tofighian Prima edizione 2018, Picador, Pan Macmillian

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