Dopo le polemiche in Veneto, la Regione che vuole assumere 400 medici stranieri per supplire alla carenza di camici bianchi, i dati rivelano l'emergenza su tutto il territorio.

Dopo il caso scoppiato in Veneto, Regione senza medici che punta ad assumere 400 camici bianchi stranieri per far fronte a reparti e ambulatori sguarniti su tutto il territorio nazionale, proviamo a analizzare il problema. Secondo l’Anaao Assomed, il sindacato dei medici, entro il 2025 andranno in pensione circa la metà dei circa 105 mila medici impiegati nel settore pubblico. Nel triennio 2019-2021 si stimano 25 mila uscite, anche per effetto del provvedimento “quota 100”. Già oggi c’è carenza di circa 10 mila specialisti e il numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni: Anaao Assomed ha calcolato che nel 2025 potrebbero mancare in Italia circa 16.500 medici specialisti nel settore pubblico.

Quali sono i motivi dell’emergenza? Quello più rilevante è rappresentato dalla ridotta capacità di formazione specialistica post laurea: il rapporto tra medici neolaureati e borse di specializzazione è squilibrato, in quanto non vengono fornite le risorse adeguate per formare i nuovi medici.

Come affermato da Walter Ricciardi, ordinario di Igiene alla Cattolica di Roma e presidente della Federazione mondiale delle Associazioni di sanità pubblica, la politica, la frammentazione di competenze sul tema, l’assenza di una programmazione lungimirante e adeguata, nonché la scarsità di risorse hanno determinato la situazione attuale: «Ogni anno escono dall’università 10.000 laureati in Medicina, mentre le borse messe a concorso dalle scuole di specialità sono meno di 7.000, per le quali ora fanno la fila 16.000 medici rimasti strozzati nell’imbuto».

Di loro ha parlato anche il dottor Foad Aodi, fondatore e presidente dell’Amsi, l’Associazione medici di origine straniera in Italia. Anch’egli ha rilevato come, non essendo garantite risorse necessarie ai neo-laureati in Medicina, solo la metà circa riesce ad avere accesso alla specializzazione: un assurdo, data l’esigenza di medici specialisti. Bisogna dunque incrementare le borse di specializzazione.

Ai 16 mila medici attualmente bloccati nell’imbuto formativo, vanno aggiunti i 19 mila medici, per lo più specialisti, di origine straniera. Per questi ultimi si pongono due questioni: da un lato, la velocizzazione del riconoscimento dei titoli di specializzazione per chi l’ha ottenuto all’estero, così da consentirgli di lavorare in Italia; dall’altro, anche per quelli che hanno ottenuto il titolo di studio in Italia, che sono iscritti all’ordine ed esercitano la professione, se pure non nel settore pubblico, ma non sono ancora cittadini, serve il riconoscimento della cittadinanza in modo che possano partecipare ai concorsi pubblici insieme ai colleghi di origine italiana.

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