Il manager riminese, di origini italiane e congolesi, nuova firma di NRW, racconta perché dalla difficile situazione che viviamo può nascere l'empatia necessaria per riscoprire vocazioni nascoste.

È quasi impossibile non essersi mai imbattuti nel mantra dei mantra, quello che recita che i momenti di crisi celano opportunità. Assunto inoppugnabile. È altamente probabile però provare un senso di irritazione nel sentircelo propinare ora che l’isolamento, la fatica e lo stress ci regalano ansia invece di spunti motivazionali.

Per inciso, non è che non si vedano in giro spiragli di umanità, di creatività e di cambiamento: è che i fatti si giudicano con la dovuta distanza perché, si sa, le cose vicine appaiono più grandi di quelle sullo sfondo.

Quando l’emergenza Coronavirus sarà finita sapremo giudicare con serenità quale nuovo elemento di benessere avremo introdotto nella nostra esistenza individuale e collettiva: un nuovo vaccino, cantare dalle finestre con tutto il vicinato, più fondi per il servizio sanitario nazionale o festeggiare i compleanni su Zoom.

Nel frattempo affiorano ricordi di quando, occupandomi di Innovazione Sociale Digitale, ero testimone di storie tragiche, dalle quali persone speciali riuscivano ad estrarre intuizioni straordinarie.

Una persona sicuramente speciale è David Moinina Sengeh, giovanissimo ministro dell’Istruzione primaria e secondaria del Governo della Sierra Leone, speaker di successo a conferenze e talk internazionali, già brillante ricercatore alla IBM research e PhD al MIT di Boston.

David è cresciuto in Sierra Leone durante i terribili conflitti che hanno lasciato mutilati migliaia di bambini soldato, bambini che non avevano a disposizione arti artificiali o rifiutavano di farsi applicare grucce o pezzi di legno, utilizzati come surrogati dagli adulti.

Appena ottenuto il suo dottorato, David si è dedicato allo studio di un linguaggio in grado di collegare gli scanner MRI con le stampanti 3D e di fabbricare protesi personalizzate, economiche e adatte all’anatomia infantile.

Lavorando a questo progetto, David ha rinunciato alle sirene dei colossi farmaceutici e ai lauti stipendi che le industrie più lucrose riservano ai talenti come lui. Ovvero ha implicitamente rimesso in discussione la sua posizione di privilegio.

Ho incontrato altre storie simili a quella di David, storie in contrasto con quelli che Rutger Bregman, nel suo Utopie per realisti. Come costruire davvero il mondo ideale (Feltrinelli), annovera fra i talenti sprecati, cioè le élite iper-privilegiate, arruolate nell’armata del turbo-capitalismo al fine di rimescolare la ricchezza fra i ricchi anziché generarne di nuova per tutti.

Il punto è questo: spetta ai migliori talenti di ogni generazione scegliere cosa fare della propria energia e del proprio intelletto. Le situazioni di crisi, essendo acceleratori di empatia, sono opportunità uniche per riscoprire la propria vocazione.

La speranza è che i giovani privilegiati che formeranno la propria coscienza nelle trincee del Coronavirus dedicheranno il proprio talento alla salute, all’educazione e alla cultura di tutti, ignorando che il vecchio paradigma neoliberista le considerasse industrie a basso valore aggiunto.

Matteo Matteini è un innovatore sociale e fondatore di Vitality onlus

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