Nella Milano del Salone del Mobile i migranti diventano protagonisti di un'installazione per volontà di uno studio di architettura che opera fra Milano, Rovereto e Mumbai. E i richiedenti asilo diventano bibliotecari di una collezione privata aperta al pubblico. L'integrazione avviene anche tra i fan della Design Week.

“L’architetto del futuro è quello che apre gli occhi sulle dinamiche del mondo, e si mette in gioco per dare risposta almeno a una parte. Questo è il motto dello studio RWA_Ruffo Wolf Architetti che, al Salone del Mobile, dal 17 al 22 aprile, in via Marsala 8 (Brera), realizza l’installazione ArchiLettura -Architettura per tutti, aprendo la propria biblioteca di architettura, dopo aver coinvolto e formato quattro migranti diventati bibliotecari. L’idea nasce dalla convinzione che l’integrazione possa avvenire solo se i privati cittadini e i professionisti si fanno carico del percorso di formazione degli stranieri per inserirli nelle imprese, perché è ormai chiaro che affidarsi alle istituzioni non è sufficiente. Questa iniziativa è ancora più rilevante se a idearla sono architetti che desiderano trasmettere conoscenza. Come spiega il fondatore dello studio, l’architetto Ruffo Wolf: “Davanti ai nuovi scenari geopolitici, anche la nostra professione deve confrontarsi con le trasformazioni sociali e culturali”. Il progetto consiste nell’allestimento della facciata della Casa delle Associazioni: libri sulle finestre ad ogni piano, idealmente a disposizione di tutti, con annaffiatoi appesi come metafora dell’evoluzione sociale. Tutti potranno consultare e sfogliare i libri assistiti da questi librai d’eccezione: Musah Adnan, Ekaterina Artukhova, Mehrez Ktat e Afees Tirimisiyu. Con il patrocinio del comune di Milano, in collaborazione con il Centro Studi Grande Milano e fra gli altri, il partenariato sociale della fondazione Franco Verga COI. Indipendentemente da questo progetto, si sta diffondendo la consapevolezza che per promuovere l’integrazione e contrastare l’illegalità, bisogna farsi carico della formazione professionale di chi arriva in Italia. Perché è inutile continuare a pensare che i rimpatri possano essere l’unica soluzione contro la devianza che si crea nei circuiti di accoglienza, spesso trasformati in ghetto e riserve per la manovalanza della piccola criminalità. Insomma, anche in questo caso Milano mostra la volontà di essere economicamente attrattiva per sviluppare talenti.

 

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Credits: radici.online

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