Numeri, riflessioni ed esperienze di vita sui percorsi scolastici di studenti con background migratorio. Il 20 marzo a Torino si terrà un seminario organizzato dalla Regione Piemonte con la collaborazione fra gli altri anche di Nuove Radici. Fra i nostri ospiti ci sarà anche Li Zian.

Li Zian, è un ingegnere e ha trent’anni. È arrivato undici anni fa dalla Cina per studiare al Politecnico di Torino. Ha deciso di rimanere in Italia e acceso un mutuo per comprare casa a Torino. È presidente dell’Associazione di scambio internazionale del capitale umano, fondata per aiutare gli studenti a integrarsi in Italia e i laureati a trovare lavoro in aziende sia italiane, sia cinesi. L’ingegnere Zian sarà uno degli ospiti della sessione moderata da NuoveRadici.World al convegno “Seconde generazioni all’appello” che si terrà il 20 marzo al Collegio Carlo Alberto di Torino.

Perché ha deciso di venire a studiare in Italia?

«Amavo e frequentavo il corso di pittura, quando ero piccolo ero molto appassionato alla storia, non solo quella cinese ma di tutto il mondo. Quindi desideravo venire in Italia, anche soltanto per una visita turistica. Quando ho finito le scuole superiori ho avuto l’opportunità di andare a studiare al Politecnico di Torino e non me la sono lasciata sfuggire».

Ha scelto Torino, perché?

«Sono arrivato in Italia in 2007, in quel periodo c’era un progetto del Politecnico di Torino per gli studenti internazionali, inclusi quelli cinesi».

Ha imparato la lingua italiana qua o aveva già iniziato a studiarla in Cina?

«Non avevo studiato italiano quando ero in Cina perché il corso che dovevo frequentare si insegnava in lingua inglese, però al Politecnico c’era la lezione apposita di lingua italiana. È così che ho cominciato ad impararlo mentre studiavo all’università per laurearmi in Automotive Engineering».

È stato difficile per lei integrarsi nell’università e nella città? Ha fatto amicizia con gli studenti italiani?

«Sì, all’inizio è stato un po’ difficile. Avevo sia degli amici italiani sia amici stranieri,  però non moltissimi, la scarsa conoscenza dell’italiano mi costringeva ad isolarmi a casa e giocare con i videogiochi».

La comunità cinese l’ha aiutata a capire e a integrarsi nel suo nuovo Paese?

«Nel 2007 ancora non c’erano molte notizie in merito alla comunità cinese in Italia, c’era solo un’associazione degli studenti e studiosi cinesi al Politecnico di Torino costituita solo da un anno, così mi sono iscritto e ho conosciuto tante persone più grandi di me che mi hanno aiutato anche ad affrontare i corsi universitari. Nel 2012 durante il corso per la laurea magistrale sono diventato presidente dell’Associazione degli studenti e degli studiosi cinesi del Politecnico di Torino».

Dopo la laurea, ha iniziato a lavorare subito?

«Prima di laurearmi ho fatto un tirocinio di sei mesi alla Magneti Marelli per la preparazione della mia tesi. Il tirocinio mi è servito molto, ho acquisito una buona esperienza professionale e umana. Due mesi dopo la laurea ho ricevuto un’opportunità alla Tecnocad Progetti, dove lavoro ancora adesso.  È una azienda italiana, fornitore della FCA, in cui curiamo la progettazione delle macchine. Io mi occupo di computer-aided engineering CAE, in italiano ingegneria assistita dal computer».

Lei ha fondato l’Associazione di scambio internazionale del capitale umano. Può spiegarci di cosa si tratta?

«L’ho creata con alcuni amici cinesi. L’associazione è costituita da lavoratori, laureati e studenti cinesi in Italia. Il nostro obiettivo è la condivisione delle risorse: cerchiamo di fornire una piattaforma bidirezionale caratterizzata dalla competenza, trasparenza e alta qualità. Adesso ci sono tantissimi studenti cinesi in Italia, molti di loro vogliono rimanere. Così, noi che abbiamo abbiamo già un’esperienza lavorativa, possiamo condividere la nostre conoscenze professionali con loro e aiutarli ad avere opportunità  di lavoro sia in aziende cinesi, sia italiane».

Ha comprato una casa, questo vuol dire che hai scelto di rimanere? Cosa la lega oggi all’Italia e a Torino?

«Sono undici anni che vivo qui, mi sono abituato a vivere in Italia, mi piace il cibo, lo stile di vita e il mio lavoro. I miei genitori sono in pensione e così possono venire a trovarmi in Italia ogni anno, per festeggiare insieme il capodanno cinese. Oggi sono una persona che conosce tutte e due le culture sia quella italiana che cinese, vorrei, però, migliorare il mio italiano e la mia competenza sul lavoro».

Possiamo considerarla un nuovo italiano?

«Certo, infatti come ho detto conosco anche le differenze tra Italia e Cina: adesso ci sono tante opportunità  di collaborazione commerciali e industriali tra questi due Paesi. In futuro vorrei dare il mio contributo per la collaborazione sia culturale che commerciale tra Italia e Cina. Sono convinto che sarà molto significativo per me e anche per tutti noi italo-cinesi».

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