Una nuova rubrica per chiedere a supporter, imprenditori, partner come sarà la loro estate dei mai più, mai più un estate come questa, e i loro progetti per superarla. Con un questionario che prevede anche una domanda su NRW per vedere cosa li colpisce di più della nostra narrazione. Partiamo con Martino Ghielmi, fondatore di vadoinafrica.com.

Martino Ghielmi, fondatore di vadoinafrica.com, community dedicata a imprenditori e professionisti che vogliano intraprendere relazioni costruttive con il continente africano. Il network conta su oltre diecimila persone che ogni giorno condividono online esperienze, contatti, know- how e risorse utili per conoscere il continente e capire come muoversi con un approccio corretto. Martino Ghielmi ha iniziato a conoscere il mondo africano attraverso lo sport e l’associazionismo. Con vadoinafrica.com, ha avuto una valida intuizione. Dirette, incontri, dialoghi portati avanti online servono a offrire informazioni, creare scambi, ma anche a contrastare la visione paternalistica di molte persone ed associazioni occidentali nei confronti dell’Africa. Come sarà la sua estate del mai più? 

Come si chiama e quanti anni ha?

«Martino Ghielmi, 34 anni».

Si descriva in tre aggettivi.
«Pragmatico, visionario, ottimista».

Il suo lavoro, in una frase.

«Far conoscere l’Africa in Italia, connettere interessi, creare valore con imprenditori, professionisti e creativi».

Dove ha vissuto negli ultimi 10 anni?

«In sequenza Orino (VA), Nairobi, Milano, Tradate (VA)».

 Qual è l’aggettivo che meglio descrive questa estate così particolare?

«Sospesa, in quanto siamo sospesi tra un pre (primavera pandemica) e un post (autunno) incerto».

Durante il lockdown sapevamo cosa fare: stare in casa. Adesso, invece, il futuro è più incerto: quali sono i suoi progetti per i mesi a venire?

«Già prima del Covid-19, avevo una routine molto legata al mio ufficio domestico e poco è cambiato. Nei mesi prossimi andremo avanti a tessere legami sopratutto attraverso il digitale introducendo, quando possibile, alcuni momenti di incontro e scambio personale». 

 Qual è la sfida più grande che questa situazione pone alla sua attività o al suo lavoro?

«Non poter viaggiare in buona parte del continente africano».

Qual è invece il valore o la lezione che questi mesi di chiusura le hanno insegnato?

«La conferma che il nostro modo di lavorare (smart working, digital first) è il futuro. Non c’era bisogno comunque della pandemia per mettere in luce quanto la società italiana sia ingessata tra la nostalgia di un passato che non tornerà e la paura di un futuro che rischia di trovarci impreparati».

L’abitudine, il gesto o il luogo tipicamente estivo che, nei prossimi mesi, le mancheranno?

«Posso rispondere nessuno?».

Lo slogan di Nuove Radici World è “Navigate con noi nella società che cambia”. Qual è la storia, tra quelle che abbiamo pubblicato, che secondo lei segna il cambiamento?

«Tutte le storie di chi ogni giorno lavora alla società di domani, anzi già di oggi. I tanti che non si accorgono ancora del cambiamento? Non andranno lontani, né in Italia né tantomeno in Africa».

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