Denis Driollari 3

L'atleta del Lavinia Group Volley Trani è nata in Italia da genitori arrivati dall'Albania. Ha la cittadinanza italiana e a NRW spiega perché per lei è stato più semplice rispetto a molti suoi coetanei.

Denis Ndriollari, 24 anni, italiana di origini albanesi, doppio passaporto, terzo anno di università alla facoltà di Scienze Motorie, palleggiatrice e dunque regista della Lavinia Group Volley Trani che gioca nella serie B2 del campionato femminile, ha un sogno tra le dita: «Magari potessi indossare la maglia azzurra della Nazionale italiana… Ne sarei orgogliosa, anche col mio cognome. Ma al momento la concorrenza è molto forte».

Ndriollari, un cognome poco italiano…

«Entrambi i miei genitori sono albanesi, arrivati in Italia nel ’91. Io sono nata qui, ho ottenuto da subito la cittadinanza. Allora era più facile di oggi, molto più facile». Ha destato scandalo in Italia la vicenda del calciatore Luis Alberto Suárez che dal Barcellona sembrava dovesse venire a giocare nella Juventus. C’è un’inchiesta giudiziaria sul suo esame di italiano per ottenere la cittadinanza…

Oggi in Italia è molto complicato riuscire ad ottenere il diritto alla cittadinanza. I miei genitori mi hanno raccontato che hanno dovuto aspettare anni per ottenerla. Oggi ci sono iter davvero tortuosi. Nel mio caso personale è stato più facile, essendo nata qui, ma erano altri tempi

Italiana con cognome albanese. È stato difficile da bambina, alla fine degli anni Novanta? E da grande?

«Più da bambina. Il mio cognome destava curiosità, sentivano che era strano. Mi identificavano come “l’albanese” e mi prendevano in giro chiamandomi “albanese, albanese…”». 


Come è arrivata alla pallavolo?

«Diciamo che sono figlia d’arte. Mia madre giocava a pallavolo».

Diceva che in campo non ha mai avuto particolari problemi di discriminazione…

«I nostri tifosi sono diversi rispetto ad altri sport come il calcio. Solo una volta è capitato un episodio spiacevole, con una mia compagna di squadra di colore. Davanti alle frasi razziste dei tifosi l’arbitro sospese l’incontro per alcuni minuti, i tifosi vennero allontanati dal palazzetto e poi so che venne multata la squadra avversaria».

Va in Albania? Ha dei legami con la terra di origine dei suoi genitori?

«Sì ci vado, ma non ho legami particolari. Non è il mio Paese, io sono nata qui. Non ho un legame così forte.

A casa però capita che si parli albanese. Lo conosciamo bene sia io che mia sorella che è capitano della Guardia di finanza. Ho anche qualche amico di origini albanesi, ma la maggioranza sono italiani

Allora per completare il quadro non le resta che indossare un giorno la maglia azzurra della Nazionale italiana di pallavolo…

«Magari potessi… Per ora sono andata solo in ritiro con la Nazionale albanese. Mi sono allenata con loro, ma ovviamente non ho potuto scendere in campo. Anche se ho la doppia cittadinanza posso giocare solo con squadre italiane, in quanto italiana». 

Foto: Luigi Aquino

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