L'undecisima edizione dell'ASDA’A BCW Arab Youth Survey si intitola "A Call for Reform" (appello per una riforma). E ritrae una generazione di ventenni arabi che, passate le primavere arabe, sono più pragmatici. In ansia per il proprio futuro e scettici verso i governi.

Una generazione Z preoccupata per l’economia, che sogna gli Emirati Arabi Uniti, stanca dei conflitti e dell’invadenza delle istituzioni religiose. Insoddisfatta dell’educazione ricevuta, si informa coi social e fa acquisti con Internet. È questo l’identikit di circa 200 milioni di giovani arabi tra i 18 e i 24 anni, secondo l’undicesima ASDA’A BCW Arab Youth Survey 2019, realizzata da PSB per conto di ASDA’A, agenzia oggi parte del network Burson-Marsteller.
La ricerca si basa su un campione di 3300 interviste, metà maschi e metà femmine, raccolte sui tre lati dello scacchiere (Nord Africa, Golfo arabico, Medio Oriente) in 15 Paesi (Bahrain, Kuwait, Oman, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia, Iraq, Giordania, Libano, Yemen, Territori Palestinesi) questo gennaio.

Anche i giovani arabi della generazione Z, cresciuti tra smartphone e recessione, come i coetanei europei si presentano più “pragmatici” rispetto ai fratelli millennial, che hanno vissuto la stagione delle primavere e dell’indignazione. La domanda di servizi sociali è molto netta, quelli erogati dallo stato dovrebbero coprire non solo sicurezza, sanità, educazione (per il 90% degli intervistati) ma anche casa, lavoro (per oltre il 70%) e tuttavia il 65% dei giovani valuta che il suo governo non stia facendo abbastanza per le famiglie (la percentuale sale al’83% tra i cittadini del Medio Oriente). Guardando poi al futuro, il 78% non è soddisfatto dell’educazione ricevuta e il 53% vorrebbe completare gli studi in un Paese occidentale. Rispetto agli anni scorsi il costo della vita (56%) e la disoccupazione (45%) hanno scalzato l’assenza di democrazia e il terrorismo in cima alle preoccupazioni, ma i nodi del passato per molti continuano a pesare sulla leadership debole e sulla mancata crescita, in particolare l’unità politica degli arabi (35%), il conflitto israeliano e la guerra civile siriana (28%). Per 4 intervistati su 5 il conflitto in Palestina è anche oggi all’origine di costanti tensioni.

Sul ruolo della religione i giovani arabi sembrano avere idee piuttosto chiare: per il 66% le istituzioni religiose giocano un ruolo eccessivamente invasivo (era il 50% cinque anni fa) e per quasi 4 giovani su 5 andrebbero riformate.

D’altra parte secondo il 49% la religione sta già perdendo presa sulla società mentre cresce il peso dei social mano a mano che le società arabe, sempre più connesse, entrano nella modernità mobile. Se l’80% degli intervistati indica i social media e Facebook come fonte di informazione abituale (il 61% legge news online), è la penetrazione dell’utenza e-commerce a registrare negli ultimi dodici mesi il balzo più consistente e significativo (dal 53% al 71%).

Il Paese dei sogni restano gli Emirati Arabi Uniti, preferito dal 44% degli intervistati e associato soprattutto a migliori opportunità, sicurezza e buoni stipendi. Seguono Canada, Stati Uniti, Turchia e Regno Unito ma per l’America non sono affatto rose e fiori.

Sul piano geopolitico si registra negativamente l’influenza crescente degli Stati Uniti, considerato dai più un Paese ostile quasi alla pari dell’Iran, mentre si apprezza la accresciuta influenza di Arabia Saudita e Turchia, tornata dopo 6 anni nella Top 5 dei Paesi modello. Nell’era Trump precipita infatti la fiducia politica negli USA, mentre cresce (specie in Medio Oriente) quella per la Russia di Putin, percepita come un alleato nel 64% delle interviste. Il 76% è però molto netto su un punto qualificante: la guerra civile in Siria deve finire con o senza Assad al potere.

Alla fine, cosa abbiamo imparato da questa Arab Youth Survey? La ricerca individua una generazione in ansia per il suo futuro e scettica sulle prospettive che la società e il governo attualmente gli prospettano, simile in questo ai suoi coetanei di tutto il mondo. Consapevole che le istanze economiche necessarie a sopravvivere in un mondo globalizzato non sono più quelle che hanno conosciuto i padri o i fratelli maggiori, pretende oggi welfare e servizi più occidentali da una leadership araba che vorrebbe più innovativa e autorevole.

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