Nato in Perù, classe 1995, Bautista si sta facendo strada sulla scena musicale italiana. NRW lo ha incontrato quando aveva appena lanciato il suo singolo, "Emoton1", tra la trap e la vena emotional.

Aaron Bautista è un cantante italiano, di Carpi. Da poco è uscito con Emoton1, un pezzo composto insieme al produttore Giorgio Spedicato aka Machweo

Il sogno di Aaron inizia in uno studio soppalcato a Milano. Qui vive con Giorgio (il produttore) e Marco, fresco di laurea in Legge. Trasferiti nella grande città, in cerca di nuovi contatti e la possibilità di seguire i propri desideri. Fra innumerevoli sacrifici, con in mente una visione.

Veniamo entrambi da Carpi, quindi ad Aaron ho chiesto che impatto avesse la “provincia” sulle sue liriche. Mi risponde che «sì, ma non solo quello…».

Per quanto chi scrive sia fissato sull’argomento, Bautista ha una cosa migliore da offrirci. Il riuscire a pensare fuori dagli schemi. Quel che ha fatto con la sua musica – su consiglio di Giorgio: scavarsi dentro per riuscire a fare quello che ci piace.

Così fa Aaron, raccontando una visione direttamente dalle «zone calde del mondo». Infatti è di origine peruviana. Così come Giorgio è salentino e Marco per metà di Capri (l’isola).

La musica di Bautista tratta temi esistenziali e ha un fascino emo, radicati nei suoi gusti e negli artisti che ascolta. Le parole sono piene di una realtà che evoca la saudade.

Ascolta anche la trap. O qualcosa che abbia a che fare con quella nordamericana voglia di raccontare la rivalsa. Parlando esplicitamente. Con questa vena emotional, richiama molti autori della scena hip hop nostrana e internazionale. La sua è una musica con un eterno fascino liceale, nostalgia di adolescenza. E non importa se sia il liceo di Carpi o qualche high school statunitense.

Le emozioni forse non sempre hanno un nome che conosciamo, ma non sono molto diversi i modi per descriverle. Il viso di Aaron ha tratti ben definiti che raccontano una storia.

Per questo abbiamo deciso di intervistarlo. E per farlo saliamo sul tetto di uno dei loft di Tucidide, a Milano.

All’orizzonte c’è la tangenziale, rumorosa. Tempo due domande e sale una guardia che ci dice di scendere. Dunque ci mettiamo sulle scale di metallo. Parliamo del suo pezzo.

La traccia Emoton1 è incredibile. Ascoltandola mi sono venuti in mente musicisti modernissimi, di una scena popolare che da noi probabilmente è ancora a venire. Lui infatti mi cita Drake, C. Tangana. Per poi parlarmi di gruppi lontani dal pop, ma dall’aura potente, come i Fine Before You Came. Aaron sembra rispecchiare esattamente l’ambiente nel quale vive. Una Milano giovane che si trascina l’alone di un edonismo decadente. La nascita di qualcosa – un sodalizio e una ascesa nella città «più grigia di tutte».

All’epoca lavoravo da Foot Locker. Ora non più…

Sia Aaron che Giorgio hanno firmato un contratto per autori con Sony, nel frattempo. L’intervista è del 31 gennaio.

L’intervista a Bautista, video curato da Sara Lemlem

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