Il Gruppo di Riflessione su Regolarizzazione e Inclusione, Grei250, sta per presentare una serie di emendamenti al Decreto Rilancio sulla regolarizzazione dei migranti irregolari. Gianfranco Schiavone di Asgi ne fa parte e spiega a NRW perché e come cambiarlo per renderlo ragionevole.

«Un quadro arbitrario, moralmente inaccettabile» riassume lapidario Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, impegnato in questi giorni a scrivere gli emendamenti da proporre per correggere il provvedimento di regolarizzazione dei migranti compreso nel decreto Rilancio. Un lavoro certosino fatto con alcuni avvocati, ed esperti di diritto e di lavoro di Grei250.

Come vi abbiamo già raccontato, la nostra associazione Nuove Radici ha aderito alla chiamata virtuale lanciata meno di un mese fa da Ugo Melchionda, corrispondente italiano dell’OCSE per l’International Migration Outlook a ricercatori, giornalisti, esperti di diritto, imprenditori, esponenti del Terzo Settore e del mondo dell’Università. Un universo variegato che, alcune settimane fa, si è riunito per analizzare la proposta di regolarizzazione ed emersione cui il governo stava discutendo su richiesta della ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova.

Autonominatosi Gruppo di Riflessione su Regolarizzazione e Inclusione (Grei250 o Gruppo dei 250), in queste ore sta per presentare una lista di emendamenti cruciali al decreto Rilancio, diffuso dal governo il 19 maggio, che prevede una misura di regolarizzazione per i migranti irregolari presenti sul territorio nazionale.

I punti critici

Sono molti i punti critici che, dopo un appassionato lavoro, l’ampio gruppo di discussione ha evidenziato, ma su tutti prevale il tema dei settori rimasti esclusi dal decreto, che vanno dall’edilizia alla grande distribuzione, dall’artigianato alla ristorazione. Inoltre, solo i soggetti il cui permesso di soggiorno sia scaduto prima del 31 ottobre 2019 potranno accedere al permesso di soggiorno temporaneo – che ha una durata di sei mesi.

Troppi passi falsi, in un momento delicato. Mentre l’Italia vive gli strascichi di una pandemia, minacciata dall’incertezza globale e sfiancata dai dissidi interni, la questione non è un puro esercizio di stile, precisa Schiavone: «È il segnale che, ora più che mai, è necessario parlare di regolarizzazione. Da una parte al governo non c’è più una compagine orientata a cavalcare l’odio, il rancore e la xebofobia – quadro che ha portato ai disastri degli ultimi anni».

Non abbiamo assistito ad una inversione di rotta. E allora sì, è impellente non soltanto agire per sanare gli errori degli ultimi due anni, ma evitare che nuove misure si innestino su un impianto che produce solo irregolarità e distorsioni.

La premessa è chiara, i Decreti Sicurezza sono una base normativa che in questo momento non aiuta. «Ma attenzione, il procedimento in discussione riguarda ipoteticamente mezzo milione di persone. È clamoroso e va ben al di là dei decreti di Salvini. Questo è il segnale di un impianto normativo riguardante gli ingressi irragionevole, che non funziona da ben prima dei decreti del 2018», spiega Schiavone. In altre parole, la situazione normativa in Italia, per quanto riguarda i permessi di soggiorno, è talmente farraginosa da creare un limbo di incertezza, irregolarità e precarietà. Un tema che, nel pieno di una crisi senza precedenti, diventa non solo evidente, ma impellente: «L’esigenza di proporre degli emendamenti nasce dal fatto che la norma è lacunosa e finisce per produrre un effetto distorto. Basti pensare alla platea di coloro che sono ammessi o esclusi dalla regolarizzazione, la cui logica alla base è contorta: considera alcune categorie e ne esclude altre, secondo un impianto farraginoso. La prima finalità degli emendamenti che proponiamo è quindi cercare di rendere la norma più adeguata e più aperta, nelle sue categorie».

Quella sui settori coinvolti dalla norma è il cuore della battaglia del 250: si può essere favorevoli o contrari alla regolarizzazione, ma una volta deciso di farla, il governo dovrebbe quantomeno spiegare la ragione per la quale si è scelto per un settore e non per un altro: l’agricoltura sì e la ristorazione no, le colf si e l’edilizia no

Servono braccia per reggere un sistema minato da quarantena e pandemia? Schiavone dissente: «Non stiamo parlando dei settori a maggior tasso di lavoro nero, perché ristorazione ed edilizia contano una altissima percentuale di lavoro migrante irregolare». La visione che ne deriva è ancora più preoccupante della mancanza stessa di chiarezza: «Il messaggio che si dà è culturalmente violento, la netta impressione è che le scelte che riguardano l’immigrazione siano legate alla discrezionalità, all’arbitrio. Che gli immigrati siano solo una merce parlante. Sono braccia per il lavoro oppure persone cui vanno garantiti diritti? Tutto questo dovrebbe quantomeno apparirci moralmente fastidioso».

Che l’unico modo per parlare di immigrazione sia questo, discutendone in termine di pura utilità politica, non è però solo un problema morale. Soprattutto se questa prospettiva si aggancia ad un sistema normativo obsoleto e disfunzionale, il risultato è uno solo: nuova irregolarità. «Sono i fatti ad imporlo. Serve al più presto una normativa improntata sui principi di ragionevolezza e, visto la situazione particolare, ne va della salute pubblica: lo riconosce lo stesso incipit della proposta di regolarizzazione. Si cita questo periodo di epidemia, per garantire un controllo epidemiologico, ma poi non si trova un collegamento nel testo, è una ratio che viene annunciata ma non declinata». Eppure oggi come non mai servirebbe la più ampia emersione possibile – che è poi l’assunto di base del gruppo Grei250 – la regolarizzazione in questo anno particolarissimo avrebbe dovuto essere ampia, basata sul criterio della presenza.

Paradossi, discrimini e rischio di truffe

Altro punto fondamentale è quindi allargare la platea dei beneficiari riducendo non solo paradossi e discrimini irragionevoli, ma anche irregolarità, come la compravendita di documenti e permessi: «Il paradosso è che questa situazione è destinata a creare ulteriori distorsioni», sottolinea Schiavone.

Il lavoratore edile tenterà di lavorare come colf per un breve periodo, magari comprandosi il contratto, per poi tornare quel che faceva prima.

Manca una settimana esatta al debutto di quella che, a tutti gli effetti, è una sanatoria limitata solo a due macrocategorie e quella del gruppo dei 250 è una corsa che si concluderà nelle prossime ore: «I destinatari delle nostre proposte sono i parlamentari ma anche il governo. Non ci interessa il toto-emendamento, ci basta non dover assistere alla brutta scena di veder respingere emendamenti ragionevoli quanto necessari».

In caso contrario, chiosa Schiavone, la questione non si limiterà all’emersione di pochi: «Non si coprirà il fabbisogno del mercato, non si assicureranno criteri di giustizia e di sicurezza sanitaria. Insomma, si raggiungerà un risultato che, politicamente parlando, nessuno potrà rivendicare con un briciolo di orgoglio».  

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