L’immigrazione cerca casa. E, in Italia, la trova: secondo i dati di Scenari Immobiliari cresce il mercato abitativo per chi si è spostato nel nostro Paese per vivere e lavorare. Ma niente ghetti, grazie alla tendenza a spostarsi fuori dalle zone ad alta densità di stranieri.

Da sempre, la casa è il bene che meglio definisce la “cittadinanza materiale” nel nostro Paese: crisi o non crisi, l’80% degli italiani (Istat 2017) possiede quella in cui vive, non importa se fatiscente, da ristrutturare, o ereditata: la percentuale, rimasta stabile negli ultimi 15 anni, è superiore a quella di tedeschi, inglesi, francesi. 

Mercato immobiliare e immigrazione

Un modello che è stato adottato anche da chi in Italia è arrivato per vivere e lavorare: negli ultimi 12 anni 860.000 abitazioni, pari a un giro d’affari di un centinaio di miliardi, sono state acquistate da immigrati e lavoratori stranieri. Un segmento che ha ripreso a crescere, come conferma il 15esimo rapporto Immigrati e casa: un mercato in crescita presentato questa estate da Scenari Immobiliari, osservatorio indipendente del mercato immobiliare.

Con 58 mila compravendite stimate per il 2019, (+13,7%  rispetto all’anno scorso) e un fatturato di 5 miliardi di euro (+ 11,1%) l’immigrazione vale oggi l’8,7 % del mercato abitativo. Mercato che si è rimesso lentamente in moto e con esso, a partire dal 2015, anche la spinta all’acquisto dell’abitazione proveniente dai lavoratori con cittadinanza non italiana. Anche se le percentuali del 15-17% raggiunte alla metà degli anni 2000 sono lontane, si tratta di un segnale di ripresa importante dal punto di vista dell’integrazione economica e sociale, anche considerando le mille difficoltà che sussistono per un migrante nell’accesso al mutuo e al credito bancario. 

Ghetti urbani, addio

Nel passaggio dall’affitto alla proprietà gli immigrati nei capoluoghi escono, dove possono, dalle zone ad alta densità di stranieri per comprare in quartieri più eterogenei, abitati da italiani, cioè centrali e semi-centrali, la cui incidenza passa dal 12,6% del 2016 al 17,5% del 2018.

La tendenza, secondo Scenari Immobiliari, è il prodotto di «forze oggettive, il calo dei prezzi, e soggettive, come la volontà di stanziarsi e integrarsi» e potrebbe ridurre il rischio di “ghetti” urbani sul modello di altre realtà europee.

Naturalmente è solo la punta dell’iceberg: lavoratori arrivati per lo più negli anni ’90 che hanno scelto di restare e sono riusciti a mettere da parte quanto basta. Secondo la ricerca – ottenuta anche attraverso interviste telefoniche – circa il 63,5% degli immigrati vive in affitto, il 7,3% è ospitato da parenti o connazionali, mentre il 7,7% vive direttamente  presso il luogo di lavoro. Tra chi acquista, la qualità degli immobili che può permettersi mediamente non è alta, la forbice dei prezzi si colloca tra i 70 mila a 130 mila euro, con prevalenza di bilocali e i trilocali. Nel 50% dei casi poi la scelta cade ancora, necessariamente, sulla provincia e sulla campagna all’esterno del capoluogo, dove il costo al metro quadro più basso permette un locale in più per tutta la famiglia. La superficie media è passata in 7 anni dai 46 metri quadrati del 2012 ai 55 del 2018, ma solo in un caso su cinque la dimensione compresa cade fra 75 e 100 metri quadrati.

Da Nord a Sud

Non sorprende che il 74% delle abitazioni acquistate si trovi a Nord (la Lombardia vale il 20% del mercato), mentre le prime dieci province per numero di compravendite registrate risultano Milano, Roma, Bari, Torino, Prato, Brescia, Cremona, Vicenza, Ragusa, Modena e Treviso.

Nel corso degli anni, tra il 2006 e il 2019, è poi cambiata significativamente l’incidenza degli acquirenti per provenienza geografica: gli europei dell’Est sono usciti rafforzati dalla lunga crisi immobiliare passando dal 33% al 60% delle transazioni, al contrario sono diventati più rari gli acquisti da parte di sudamericani (dal 7% al 2,8%), più o meno in proporzione all’incidenza attuale delle comunità, ma soprattutto da parte di africani della fascia sub-sahariana (dal 6,4% al 1%). In flessione anche le proprietà acquistate da indiani (dal 19% al 14%) e nordafricani (dal 14% al 6%) seppure in netta ripresa a partire dal 2015. Più o meno stabile la quota della comunità cinese (tra il 14,6% e il 13,8%).

Chi compra casa in Italia, quindi, sono oggi soprattutto altri europei, mentre la proprietà resta ancora molto spesso un miraggio per la maggioranza degli altri immigrati.

(Foto Sara Groblechner / unsplash)

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