Tra i firmatari della petizione lanciata online dalla campagna Ioaccolgo c’è l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, con la quale NRW - che a sua volta ha sottoscritto l'appello - fa il punto della situazione greca, alla luce di Coronavirus (e delle rivelazioni sui campi di detenzione segreti).

«Facciamo appello al Parlamento Europeo e ai gruppi politici che rappresentano i cittadini e le cittadine dell’UE affinché venga fermata la violenza e l’uso della forza contro persone inermi al confine tra UE e Turchia e venga ristabilita la legalità e il rispetto dei diritti umani, in primo luogo il diritto d’asilo».

Inizia così, in modo chiaro ma diretto, la petizione lanciata online, in queste ore, dalla Campagna Ioaccolgo. Tra i firmatari e promotori della richiesta, indirizzata al Parlamento Europeo, c’è Asgi, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, di cui Gianfranco Schiavone è presidente: «Negli ultimi giorni abbiamo tutti seguito le drammatiche notizie che arrivano dalla Grecia (che anche NRW ha seguito)» spiega. «Questo appello nasce da questa situazione e dal fatto di indicare delle proposte specifiche, per dare una risposta immediata alla crisi».

Non si tratta infatti di un testo tecnico, ma neppure si limita ad una generica presa di distanze dall’operato greco: «Certo, ribadiamo che il diritto all’accesso alla procedura d’asilo è un dritto fondamentale, che non può essere derogato come sta facendo la Grecia. Anzi. La sua violazione non è una semplice inosservanza della normativa, ma una violazione dei principi fondanti dell’Unione Europea, ed è intollerabile che anche di fronte a condizioni straordinarie – perché è indubbio che tale sia la situazione greca, uno stato membro agisca esplicitamente contro un principio fondante dell’Unione».

Ad essere esplicito, è anche l’appello promosso da Asgi: “Il governo greco, con il sostegno dei governi europei e della Commissione, ha messo in atto una vera e propria guerra, con l’uso di armi e violenza indiscriminata, contro uomini, donne e minorenni indifesi” si legge.

Ma non si limita alla denuncia dello status quo: «Nella seconda parte del nostro appello indichiamo una proposta precisa, quella di attivare la procedura di ricollocazione dei rifugiati nei Paesi dell’Unione Europea. È una misura prevista dall’attuale ordinamento comunitario e precisamente all’art. 78 paragrafo 3 del, trattato di funzionamento dell’Ue, il quale prevede che, in caso di eventi eccezionali, in grado di mettere in crisi il sistema d’asilo e la sua gestione, il Consiglio, su proposta della commissione, e previa consultazione del Parlamento possa adottare un piano temporaneo di ricollocamento dei richiedenti asilo in tutti gli stati della UE, sulla base di quote vincolanti e di ampiezza adeguata a risolvere la situazione di eccessiva pressione sullo stato in cui sé verificata la crisi». Ma attenzione, Schiavone non vuole parlare né di un caos inevitabile e non gestibile: «In Grecia c’è indubbiamente una emergenza sanitaria ma essa si amplifica enormemente perché non applichiamo gli strumenti del diritto dell’Unione che pure abbiamo a disposizione».

Nelle ultime ore, poi, si profila il rischio coronavirus, dopo che (stando ad alcune associazioni, ma manca la conferma ufficiale) nell’infausto campo di Moria, sull’isola di Lesbo, si sarebbe contato il primo caso: «La Grecia non ha dichiarato nessuna emergenza e i tassi di diffusione ci dicono che l’intera area balcanica è senza dubbio molto meno colpita, rispetto all’Europa occidentale» spiega l’esperto. Secondo Medici senza frontiere in campi come quello di Moria vivono 1300 persone, con accesso limitato all’acqua e senza sapone, dormendo in sei in tende da tre metri per due: i rischi di contagio sono alti e le possibilità di mettere in atto le misure per prevenirlo molto basse. «È più che mai evidente che al momento c’è una grande responsabilità politica, prima ancora che giuridica, nel sapere che queste strutture sono bombe ad orologeria, dove vivono persone in condizioni disumane, provate fisicamente dalla traversata e dalle condizioni di vita precarie: se si verificassero anche solo pochi casi di contagio, il rischio sarebbe quello di un’ecatombe non potendo il sistema sanitario locale, tanto più nelle isole, a dare una risposta».

Il rischio che questa considerazione si trasformi in un boomerang è alto. Ma, secondo Schiavone, sarebbe l’ennesimo tentativo di mistificazione perché ciò che dobbiamo fare è prevenire questo rischio di contagio: «Non torniamo a colpire i più deboli nascondendoci dietro un dito. Abbandonare i rifugiati significherebbe che viviamo in una società che sacrifica gli ultimi, invece di aiutarli».

Direi che il mito della malattia portata dagli immigrati si è sfatato da sé: ora sono gli italiani ad essere additati da untori. Ripeto, i livelli di contagio nei Balcani sono altamente inferiori al resto d’Europa, il rischio di contagio è ancora basso, ma quello di una catastrofe umanitaria è invece ben presente.

Se è vero che la Grecia, volente o nolente, si trova a gestire una situazione straordinaria, restano i dubbi sotto il profilo umanitario. Poche ore fa il quotidiano statunitense New York Times ha pubblicato un’inchiesta nella quale rivela l’esistenza di campi di detenzione illegale, in territorio greco, dove il governo starebbe incarcerando illegalmente migranti che potrebbero invece fare richiesta di asilo: «Non si può negare che il governo greco abbia cercato e stia tutt’ora violando deliberatamente il diritto d’asilo. Quella cui siamo di fronte non è solo disorganizzazione, paura o semplice chiusura politica. È un’operazione voluta, pianificata» riflette Schiavone. «Il governo greco dovrebbe essere oggetto di una proceduta di infrazione per violazione delle normative sul diritto d’asilo e una commissione seria, invece di dire mezze frasi Von der Leyen avrebbe dovuto essere più esplicita, perché le violazioni in atto sono cosi chiare ed evidenti che, ignorandole, si squalifica immediatamente nel suo alto ruolo di commissaria».

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