Il long read di questa settimana è tratto da "Gli affamati e i sazi" (Bompiani, 2019), il nuovo libro dell'autore di "Lui è tornato", Timur Vernes. Sul confine orientale i migranti sono soliti chiamare il passaggio in Europa il "game", ma cosa sarebbe se fosse tutto un reality show?

Timur Vermes

Gli affamati e i sazi

(Bompiani, 2019)

Da qualche tempo i migranti e la loro condizione sono diventati i protagonisti di molti romanzi distopici. Qualcuno azzarda anche di reality show, dove in palio c’è una nuova vita e un porto sicuro. Come Timur Vernes, l’acclamato autore tedesco di origini ungheresi di Lui è tornato, il romanzo sulla riapparizione di Adolf Hitler nella Germania odierna. Anche se la realtà supera spesso la fantasia, in Polonia un reality show sulla vita dei migranti ma senza migranti lo hanno fatto davvero, questo Gli affamati e i sazi ha una marcia in più per il sofisticato meccanismo ideato. Meta dei migranti è la Germania post Angela Merkel e con le frontiere saldamente chiuse. I migranti che vogliono raggiungere la Germania, traguardo di una gara a tutti gli effetti sotto gli occhi delle televisioni, devono sottostare all’unico ente supremo in grado di determinare chi può entrare e chi no. In un mondo in cui la politica balbetta e l’economia arranca a decidere le sorti dei migranti è lo sponsor. Non contano più la nazionalità o le condizioni del Paese da cui si fugge per una guerra o per la carestia. A dettare legge sono solo gli indici di ascolto, il bene superiore che fa girare il mondo. A guardar bene, una cosa non troppo distante dalla realtà di oggi. Fabio Poletti

Per gentile concessione dell’autore Timur Vermes e dell’editore Bompiani pubblichiamo un estratto del libro Gli affamati e i sazi.

Copertina

È stata pura fortuna. Oppure il destino, ma chi può fare la differenza a parte Allah? Perché quel lavoro avrebbe potuto ottenerlo chiunque viva nel lager da abbastanza tempo. Lui ci ha provato proprio come tutti. Ci sono volute non più di due ore perché nel lager anche l’ultimo sapesse che dalla Germania sarebbe arrivato un angelo: Malaika, come si dice in swahili. Un angelo della televisione.

Tutti si sono scambiati i link dei video di Malaika su YouTube e dicevano “Malaika aiuta i poveri”, anche se nei video si vedevano soltanto Malaika e un uomo elegante che parlavano in un microfono oppure Malaika che si mascherava da sgualdrina da quattro soldi per poi versarsi sulla testa un secchio di acqua ghiacciata, forse per ammonire tutte le sgualdrine. Ma la scarsità dei video dipendeva anche dal fatto che l’angelo veniva dalla Germania. Nei paesi dove si parla inglese o francese, l’angelo è sconosciuto. Per trovare un numero maggiore di video avrebbero dovuto conoscere le parole tedesche. Chi cercava un angelo tedesco che aiuta i poveri, trovava in ogni caso il Merkel precedente, che era sempre una donna.“Malaika è bella,” dice Mahmoud da intenditore. “È la donna più bella del mondo.”“Non è così bella come Scarlett Johansson.” “Perché tu conosci Scarlett Johansson solo in fotografia. Dove la fanno sembrare bella. In Africa Scarlett Johansson sembrerebbe uno gnu.”

Bevono birra da Miki: paga il migrante. Perché ha avuto il lavoro che ognuno avrebbe tanto voluto. Avevano capito tutti che i tedeschi della televisione avrebbero portato lavoro e soldi. Si mormorava addirittura che ci sarebbe stato lavoro anche per le donne. Ma questa era un’assurdità, perché nessuna delle donne si era presentata dai tedeschi. Neanche i tedeschi possono cambiare il fatto che le donne ricevono malvolentieri gli schiaffi proprio come qualsiasi altra persona. Ma era anche chiaro che i buoni tedeschi di sicuro avrebbero pagato i loro aiutanti più di ogni passatore e ogni piccolo delinquente. Il migrante si era presentato soprattutto perché sperava di potersi permettere così un passatore per l’Europa.

© 2018 by Timur Vermes

© 2019 Giunti Editore S.p.A./Bompiani

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