Sul caso Gregoretti, la politica dimostra ancora una volta la sua insipienza. Concedere l'autorizzazione a procedere e processarlo significa dargli un ulteriore vantaggio e maggior consenso. Come spiega il nostro polemista Sindbad il Marinaio.

Oggi la Giunta per le Autorizzazioni a procedere del Senato deve esprimersi sulla richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania, per la messa in stato di accusa dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il leader della Lega è accusato di sequestro di persona e di abuso di potere per non aver fatto sbarcare nel porto di Augusta 131 migranti a bordo della nave Bruno Gregoretti. Il braccio di ferro andò avanti dal 27 luglio al 31 luglio, quando alcuni Paesi Ue accolsero i migranti che poterono finalmente sbarcare dalla nave. La Procura di Catania dopo aver aperto un’inchiesta contro Matteo Salvini decise di archiviarla. Il Tribunale dei Ministri della città mandò invece avanti il procedimento chiedendo che il Senato si esprimesse. Il relatore della Giunta Maurizio Gasparri vuole chiudere il caso, sostenendo che in una storia simile, la vicenda della nave Diciotti, Salvini non venne processato.

La maggioranza vorrebbe il leader della Lega alla sbarra. Per il processo, in cui Salvini rischia fino a 15 anni di carcere, si è espresso anche il Movimento 5 Stelle, che era al governo con la Lega e che in un caso analogo aveva “salvato” Matteo Salvini. 

Chi non vede l’ora di essere mandato a giudizio è il leader della Lega, pronto a sfruttare l’evento: «Andrò in Tribunale a testa alta, sicuro di rappresentare la maggioranza degli italiani». Che sia lui l’unico responsabile pare improbabile. La vicenda della nave Gregoretti è durata 5 giorni. Il Governo avrebbe avuto tutto il tempo di intervenire se non avesse condiviso la linea di chiusura di un ministro. 

Il voto di lunedì prossimo cade a una settimana dalle Regionali in Emilia Romagna dove il Governatore in carica del centrosinistra e la candidata leghista per il centrodestra sono testa a testa in una forbice assai stretta e dove il 20% degli elettori sono ancora indecisi.

La maggioranza ha fatto di tutto per far slittare la data della Giunta a dopo le elezioni. Quanto la decisione parlamentare sulla responsabilità di Salvini possa incidere in Emilia Romagna, lo vedremo. Ma non è questo il punto.

Matteo Salvini non è più al governo. Rischia di non poter provare a tornarci fino al 2023. I sondaggi, oscillanti come un pendolo, danno sempre la Lega attorno al 30%, l’ultimo al 32,5%, primo partito italiano. Secondo una delle ultime indagini statistiche, elaborata a settembre da Ipsos per il Corriere della Sera, solo l’11% per cento degli italiani vorrebbe una revisione del Decreto Sicurezza e misure più morbide nei confronti dei migranti.

Anche senza più incarichi, è in grado di determinare le scelte politiche del Governo. Il salvinismo è forte come sempre. Processare il leader della Lega, dandogli la possibilità di rappresentarsi come un martire in nome «della stragrande maggioranza degli italiani che sono con me», rischia di essere pure controproducente. 

Senza essere al Governo ogni cosa che dice e fa Matteo Salvini entra a capofitto nell’agenda politica. Solo l’oblio potrebbe annientarlo davvero. L’esatto contrario di una via giudiziaria dove il leader della Lega ha tutto da guadagnare.

Se non verrà processato la sua politica di chiusura dei porti troverà una nuova legittimazione, se verrà processato invece lo si fa diventare l’unico baluardo della politica di chiusura dei porti che non convince solo l’11 degli italiani. Più che combattere Salvini sarebbe meglio combattere il salvinismo. È cambiata la maggioranza di governo ma il Decreto Sicurezza è sempre in vigore. E non si vedono all’orizzonte politiche di accoglienza e integrazione capaci di gestire una situazione da sempre incontrollata e di rassicurare quell’89% di italiani che la sicurezza la intende come il leader della Lega.

Foto: Facebook / Matteo Salvini

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