Viene dalla Guinea e come i 18 mila minori non accompagnati avrebbe potuto restare parcheggiato in un centro di accoglienza. E invece ha quasi 18 anni, un lavoro e un soprannome italiano.

«Dài, non essere il timido… ma che fai, diventi rosso? guarda che ti vedo, sai!». Ride e scherza Chiara Buonamente, giovane direttrice di Palazzo Sitano, hotel 4 stelle di Palermo, mentre tenta di far parlare uno dei suoi giovani tirocinanti, Gando, 18 anni tra qualche giorno, originario della Guinea. Il sorriso del giovane esplode in una risata sincera.

«Sono arrivato a Palermo due anni fa e da un mese lavoro qui in hotel, mi occupo delle colazioni – dice Gando, soprannominato ‘Gandolfo’ dalla direttrice, che mostra verso il ragazzo affetto e sensibilità materna – non avevo mai fatto questo lavoro, sto imparando tanto, mi piace molto. E adesso vorrei studiare: frequenterò un corso professionalizzante del settore ristorazione. Per ora vivo in una comunità, poi vediamo che succederà», aggiunge, pensando alla tutela che termina con la maggiore età e alla prospettiva di restare sei mesi a carico dello Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) prima di trovare una sistemazione migliore.

Gando è uno dei beneficiari del Progetto Ragazzi Harraga. In hotel lavorano anche altri due suoi coetanei: Amadou, anche lui della Guinea – ‘Amedeo’, per la direttrice – che al mattino studia per diventare operatore turistico e al pomeriggio lavora al ricevimento clienti; Akla, originario del Togo, timido, di poche parole e instancabile nel lavoro, secondo i suoi colleghi italiani.

«Sono ragazzi maturi, ben educati, puntuali e volenterosi. Questo tipo di tirocinio è pensato perché questi ragazzi imparino realmente un mestiere», spiega Buonamente che considera essenziale, nella sua politica lavorativa, dare opportunità di questo genere. «Vogliamo che tutti i giovani, migranti o meno, si mettano subito in gioco. Qui c’è un clima sereno, familiare, che aiuta soprattutto ragazzi come il nostro ‘Gandolfo’. Con loro affrontiamo non solo questioni che riguardano il lavoro o la conoscenza parziale della lingua, ma anche difficoltà legate al loro passato o semplicemente alle prime cotte, vero Gando?», chiede Chiara Buonamente, rivolgendosi in modo giocoso al giovane per incoraggiarlo ad aprirsi. Lui invece non ha neanche un attimo di esitazione e replica: «Ve lo dico io: a Palermo è più difficile trovare una fidanzata che un lavoro… E di più non posso dire perché sto osservando il Ramadan», conclude ridendo Gando, che però non riesce a scherzare sul ricordo di quella notte in cui salì a bordo di un barcone stracolmo di anime disperate. «Io glielo dissi, sai, allo scafista: non salgo su questa barca. Ma lui mi buttò dentro lo stesso».

Oggi Gando, selezionato dalla agenzia per l’impiego SEND – partner importante del progetto per il paziente lavoro di accompagnamento e relazione tra aziende e lavoratori – riesce a sognare, come qualsiasi altro ragazzo.

«Mi piacerebbe diventare un direttore di hotel – dice, mentre Chiara Buonamente lo osserva orgogliosa – e poi magari chissà, trovare una moglie».

Palermo, destinazione che Gando nemmeno conosceva alla partenza dalle coste libiche, sta diventando la città dove poter immaginare la propria vita. Relazioni lavorative, legami, esperienze di vita stanno dando sicurezze a giovani che sono stati ragazzi harraga, che hanno oltrepassato molti confini, bruciato molte frontiere, e oggi possono diventare risorse utili per la società italiana.

«Ti presenterò i miei bambini domenica, magari», conclude la direttrice di Palazzo Sitano. Gando accetta l’invito. «Ma sì… sono picciriddi».

 

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Credits: radici.online

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