L’Italia è povera di laureati. Solo 26 italiani su cento tra i 30 e i 34 anni hanno una laurea contro una media europea del 39 per cento. Le rette universitarie sono spesso un ostacolo difficile da superare per le famiglie a basso reddito e i figli di genitori non laureati hanno meno probabilità di ottenere una laurea a loro volta. NuoveRadici.World ha incontrato William Revello e Manuela Barra, responsabili del progetto "Percorsi" all’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo di Torino. Ci hanno aiutato a capire come offrendo un programma di "risparmio integrato" a famiglie a basso reddito hanno aiutato centinaia di ragazzi italiani e con background migratorio a laurearsi.

Solo 26 italiani su cento tra i 30 e i 34 anni hanno una laurea contro una media europea del 39 per cento. L’Italia è al penultimo posto, prima della Romania, nella classifica Europea che vede invece in testa Paesi come la Lituania, il Lussemburgo e Cipro dove almeno uno su due giovani ha una laurea. A Torino, dove ha sede l’Ufficio Pio della Compagnia San Paolo, la disuguaglianza nell’accesso all’università è ancora più marcata. Infatti, secondo i dati del censimento Istat del 2011, nelle aree periferiche e disagiate di Torino la percentuale di laureati si attesta intorno al 3,9%, mentre nelle zone del centro città è pari al 30%.

Fonte: Eurostat

Sappiamo che la disuguaglianza nell’accesso all’università dei giovani, ci spiega William Revello dell’Ufficio Pio, è strettamente correlata al background socioeconomico della famiglia di appartenenza. Le rette universitarie hanno un peso determinante nella decisione dei ragazzi di iscriversi all’università. Chi ha genitori laureati, inoltre, ha molte più possibilità di frequentare corsi universitari, addirittura più del doppio rispetto a chi ha genitori con la licenza media. Anche la classe sociale influisce sulle chance di accesso all’università. In media, i figli degli operai accedono all’università meno dei figli dei lavoratori autonomi, dei figli degli impiegati e di quelli di imprenditori, liberi professionisti e dirigenti.

Come agisce “Percorsi”?

“Percorsi” è un progetto di asset-building – ovvero di risparmio integrato
– finalizzato a favorire il passaggio all’università di un maggior numero di studenti provenienti da famiglie di basso reddito. L’Ufficio Pio seleziona preferibilmente studenti il cui percorso di studio alle superiori potrebbe essere frutto di una disuguaglianza di partenza: studenti che sono determinati a frequentare l’università ma che appartengono a famiglie non benestanti e che non hanno frequentato percorsi di istruzione cui generalmente accedono gli studenti i cui genitori sono in possesso di una laurea (liceo classico e scientifico).

E come funziona?

Gli studenti di quarta e quinta superiore ammessi al progetto possono ottenere sino ad un massimo di 8.000 euro a fondo perduto per le spese connesse agli studi e alle attività formative e culturali (tasse scolastiche e universitarie, l’acquisto di libri, l’acquisto di un pc e così via). A ogni famiglia ammessa a “Percorsi” viene aperto un libretto di risparmio su cui versare dai 5 ai 50 euro al mese per sei anni consecutivi. Il massimo deposito possibile è di 2.000 euro, l’Ufficio Pio raddoppia la cifra risparmiata (per le scuole superiori) oppure la quadruplica (per l’università). «Ogni studente può arrivare a disporre di un massimo di 10.000 euro (2.000 euro risparmiati integrati con gli 8.000 euro del fondo, n.d.r.) che equivale al costo complessivo stimato di una laurea triennale in Italia», sostiene Revello. «In questo modo, “Percorsi” aiuta i giovani provenienti da famiglie disagiate a superare l’ostacolo economico alla laurea. Gli studenti non solo hanno la certezza della cifra che riceveranno alla fine del progetto ma insegniamo anche loro a pianificare le spese per gli studi e per il futuro attraverso corsi di educazione finanziaria che seguono con le proprie famiglie».

L’impatto: facilitare la mobilità sociale delle nuove generazioni

«L’università è un ascensore sociale», sottolinea William Revello, «e la missione dell’Ufficio Pio è proprio quella di contrastare l’ereditarietà della povertà. Con “Percorsi”, lavoriamo per spezzare questo circolo vizioso». Una valutazione d’impatto del progetto ha infatti concluso che tra i beneficiari di “Percorsi”, la probabilità di accedere a percorsi accademici è salita del 12%, e del 13% quando l’adesione al programma è avvenuta in quarta superiore. Per gli studenti degli istituti professionali l’aumento delle probabilità è stato ancora superiore: 17%. Non solo. La valutazione ha dimostrato che la partecipazione al programma ha permesso ai ragazzi di affrontare il primo anno di università in tempi più rapidi rispetto a quanto avrebbero fatto se non vi avessero preso parte, aumentando le iscrizioni al secondo anno di laurea del 20%.

Dal 2010, “Percorsi” ha aiutato oltre 1700 ragazzi. Solo nel 2018, sono stati ammessi al programma 671 nuovi studenti a cui sono stati erogati 515.000 euro a fondo perduto. E ogni anno si aggiungono circa altri 300 ragazzi. William Revello inoltre stima che, in media, circa il 38% degli studenti di”Percorsi” siano stranieri e circa la metà di questi appartengano alle seconde generazioni di immigrati. 

L’impatto maggiore del progetto però si nota a livello individuale in quanto contribuisce alla “costruzione dell’identità universitaria” dei ragazzi fin dalle superiori. Il sostegno economico infatti aiuta a modificare le aspettative, le aspirazioni e la visione di sé dei partecipanti al progetto.
«I ragazzi in gruppo non notano le differenze tra italiani, e immigrati di prima o seconda generazione» ci fa notare Manuela Barra che lavora direttamente con gli studenti ammessi al progetto. «Ho percepito un’uguaglianza tra di loro nel modo di pensare, di vestire e di esprimersi. Forse perché sono cresciuti insieme a scuola e forse anche perché le problematiche sono condivise».

Gli studenti ammessi a “Percorsi” non sono scelti in base ai propri meriti, non hanno il classico profilo dei vincitori di borse di studio. Nessuno di loro è tra i primi della classe e nessuno proviene da scuole superiori con un’alta percentuale di passaggio all’università. Ciononostante, questi studenti riconoscono che essere ammessi al programma ha dato loro la sensazione di aver ricevuto una seconda chance, o di assaporare per la prima volta la gioia del successo in una carriera scolastica contrassegnata fino ad allora da mancanza di incoraggiamento e da una storia di cattive decisioni. Questa sensazione di conquista agisce da trampolino. Aiuta a motivarli ad iscriversi all’università, a completare gli studi e dà fiducia a questi ragazzi che esista un futuro possibile oltre la laurea. 

Riproduzione riservata