A parte qualche irriducibile che attribuisce la diffusione del Covid-19 agli immigrati, la paura percepita dello straniero ha lasciato il passo a quella del contagio. E tutto è sorpassato: i medici che ci curano basta che siano medici, le ong sono le benvenute. Durerà?

Va a finire che ci facevano più paura gli stranieri che il virus. C’è una certa e quasi insperata compostezza nel modo in cui affrontiamo la quarantena e la paura del Covid-19. Le distanze di sicurezza vengono rispettate, ci si lava accuratamente le mani, la stragrande maggioranza evita uscite inutili. Chi si sottrae a queste regole e continua ad uscire, lo fa sottovalutando i pericoli. E dunque avendo una più bassa percezione del rischio di contagio. Comportamenti diametralmente opposti rispetto all’”invasione degli stranieri”, che fino a poco tempo fa occupava le prime pagine dei giornali. Una paura irrazionale, alimentata da una percezione della situazione non corrispondente ai dati reali, come più volte abbiamo cercato di dimostrare.

Quello che colpisce è pure il modo con cui viene esternata la paura. Contro gli stranieri solo rabbia. Contro Covid-19, questo sì veramente pericoloso, canti e musica.

Più volte abbiamo raccontato il sottile razzismo contro medici e infermieri stranieri solo per il colore della pelle. Oggi che medici e infermieri sono un bene prezioso, anche gli stranieri, assistiamo al loro lavoro senza sosta con ammirazione.

Sarebbe bello pensare che il Coronavirus, insieme a lutti e dolori, ci stia lasciando anche una nuova consapevolezza di noi. Dei valori veri che sono alla base della convivenza umana. Lo vedremo, saremo qui a raccontarlo.

Immagine: Aarón Blanco Tejedor/Unsplash

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