Le porte delle case si sono aperte, i confini no. I travel blogger sono ancora in quarantena. La riflessione di Iara Heidempergher, italobrasiliana, davanti a un mondo diventato improvvisamente troppo piccolo.

In questo ultimo periodo si è parlato tanto di frontiere. Frontiere che chiudono e altre che riaprono con limitazioni. Regole diverse in ogni Paese, quarantene obbligatorie per qualcuno, opzionali per altri, nulle per altri ancora. Area Schengen e libera circolazione. Tutto in sospeso o in fase di riapertura.

I viaggiatori di tutto il mondo sono stati bloccati per diverse settimane a causa della pandemia legata al Covid-19, che ha cambiato nettamente il nostro stile di vivere e viaggiare. Numerose persone abituate a muoversi sono rimaste con la sensazione di reclusione forzata dentro le proprie frontiere di casa, regione, nazione.

In Italia dal 9 marzo al 18 maggio è come se tutto si fosse fermato. Hanno chiuso alcuni aeroporti principali del nord, come Milano Linate e Bergamo-Orio al Serio che servono da soli 20 milioni di passeggeri l’anno circa e diminuito drasticamente i voli da e per il nostro Paese. Molti miei amici e conoscenti che vivono all’estero sono in agitazione perché desiderano tornare in Italia e reincontrare i propri parenti e ancora non possono. Viaggiatori come me bloccati nelle loro case, al momento ancora nell’indecisione sul come e quando potranno tornare a prendere un volo o un treno.

Io sono da sempre un’appassionata di viaggi e, da quasi sei anni, sono Nomade digitale, cioè una professionista che lavora nel mondo digital usando computer, smartphone e Internet. Sono abituata a prendere l’aereo per spostarmi nel mondo almeno una volta al mese. E ora sono a Milano, ferma, in attesa.

Noi Nomadi digitali siamo una comunità di viaggiatori in espansione grazie anche alla possibilità che abbiamo di lavorare in remoto da ovunque nel mondo ci si possa collegare a Internet. La crescente richiesta di “nuove professioni” legate al digital amplificano questo fenomeno. Crescono di numero e iscritti i gruppi Facebook dedicati (pensiamo ad esempio a “Nomadi digitali” e “Nomadi digitali italiani” che raccolgono insieme 36.000 iscritti) nei quali i tanti italiani bloccati all’estero o in Italia che non possono ripartire possono confrontare i propri stati d’animo, oltre che sugli aspetti pratici .

Le discussioni più accese nei gruppi social sono proprio legate all’incertezza delle date e sulle modalità di riapertura degli spostamenti (aerei, via treno, via nave) e alle opportunità perse durante questo lockdown.

Se consideriamo che spesso un Nomade digitale viaggia per passione, per lavoro e per un vero e proprio stile di vita, è comprensibile che sentirsi obbligati a rimanere fermi sia frustrante e debilitante per molti.

In questa sospensione della realtà in movimento c’è anche un’intera generazione di giovani che ha dovuto annullare o posticipare per esempio i propri progetti Erasmus o di scambio internazionale per un periodo ancora non chiaro. Spesso l’esperienza di una viaggio Erasmus è la prima opportunità vera che si presenta a un giovane per poter assaporare il mondo, conoscere nuove culture e nuove lingue. La prima vera esperienza di vita in contesti diversi che permette una formazione personale ed educativa molto importante al giorno d’oggi. In una società sempre più multietnica e legata fortemente alla conoscenza delle lingue straniere, il fatto di essere bloccati diventa una sorta di prigionia educativa che può avere dei risvolti che ancora non sappiamo.

Per quanto tempo dovremo sospendere i nostri progetti di viaggio?

Saremo ancora in grado di sentirci liberi di circolare tra i continenti senza avere il timore di una nuova epidemia con le limitazioni che questa comporta?

Potremo tornare a pianificare il nostro futuro senza frontiere?

Domande che ancora non hanno risposte chiare e a cui, probabilmente, solo il tempo potrà rispondere. Un vero viaggiatore mette in conto un imprevisto di percorso e prevede una soluzione alternativa o si adatta alle circostanze. Quindi noi viaggiatori, nomadi incalliti, giovani interessati alle culture “altre”, possiamo comunque ripianificare il nostro piano A, confrontarci, radunarci online per non rimanere in sospeso.

In questo tempo sospeso, ricordiamoci di aprire le frontiere della mente per non perdere la bussola della nostra esistenza nel mondo.

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