Il ballerino, ideatore e direttore del festival Contaminafro, che si inaugurerà domani, ci racconta di come è riuscito ad affermarsi a Milano, malgrado l'avversità iniziale. E di come la sua risposta sia stata, letteralmente, “a braccia aperte”.

Lazare Ohandja è ideatore e direttore artistico del festival delle culture europee Contaminafro, che da sei anni irradia sulle scene milanesi arte e spettacoli provenienti dall’Africa e non solo. Attesa novità dell’edizione di quest’anno, infatti, è l’ingresso dell’Asia tra i Paesi partecipanti all’appuntamento, che si terrà dal 18 al 29 giugno alla Fabbrica del Vapore, a Milano.

Nato e cresciuto in Camerun, Lazare Ohandja si è formato come ballerino e coreografo nella capitale Yaoundé e ha iniziato a trottare per il mondo per perfezionare il suo lavoro e diffondere i progetti legati all’associazione da lui creata, Mo ‘O Me Ndama, che è anche la sua compagnia di danza. Ha presentato performance in ben 52 Paesi, entrando in stretto contatto con l’Europa. In Italia è arrivato nel 2004 per amore, racconta, poi ci è rimasto per lavoro, scegliendo di vivere a Milano e di proseguire il percorso avviato in Camerun con l’associazione. Mo ‘O Me Ndama significa “a braccia aperte” in dialetto bantù, ma l’incontro con il nostro Paese, purtroppo, non è stato altrettanto accogliente.

«L’approccio con Milano non è stato tenero, la gente all’inizio era diffidente e percepivo il timore di un’invasione da parte degli immigrati. Le persone non mostravano alcun interesse per il mio lavoro perché qui, se non sei qualcuno, nessuno si interessa a te. Prima devi dimostrare di saper fare qualcosa altrimenti non vieni preso in considerazione. Solo quando inizi a farti notare per quello che sai fare l’atteggiamento cambia e allora piano piano cresce l’attenzione verso di te».

Nonostante l’ostilità dell’impatto, Lazare Ohandja ha perseguito con determinazione i suoi obiettivi e nel 2005 ha messo in piedi l’associazione sulla base del centro già esistente in Camerun (che, tra l’altro, dopo un lungo periodo di inattività ora è in via di ripresa). Mo ‘O Me Ndama organizza corsi di musica, danza africana e moderna e laboratori di ricerca coreografica. «Alla base delle nostre attività», spiega il direttore «ci sono lo scambio culturale, il confronto tra individui e il concetto di identità in continuo movimento. La visione di più continenti mi ha permesso una formazione personale e artistica del tutto inedita grazie agli incontri che ho fatto. Quando vivi in un posto nuovo, cominci ad assomigliargli, come accade per le seconde generazioni che non sono né italiane né africane, ma entrambe le cose e molto di più. Stiamo vivendo un’evoluzione culturale ed è necessaria la consapevolezza che il mondo e le persone cambiano, che quello che facciamo definisce chi siamo. Posso essere africano di pelle ma europeo di testa».

L’evoluzione è proprio il tema di Contaminafro 2019, che in questa edizione manifesta la propria specifica trasformazione attraverso la prima partecipazione dell’Asia al festival. Il 21 giugno, in occasione della Festa della Musica, è prevista una giornata organizzata in collaborazione con la comunità cinese di Milano, il Mandorla Summer Carnival, con le esibizioni di alcune band rock di origine cinese. «È raro vedere Asia, Europa e Africa nello stesso luogo per fare delle cose insieme. Questo è davvero un fatto inedito e importante che trasmette un messaggio di presenza e collaborazione tra le comunità». Per questo motivo il 18 giugno all’apertura del festival interverranno Cissé Seydou, ambasciatore della Costa d’Avorio, e la console del Camerun, Esther Edwige Nkolo Lekoua. «Le esperienze maturate in Europa possono essere reinvestite nei Paesi africani stessi così da garantirne una ricrescita economica e culturale senza perdere però l’identità» spiega Ohandja. «Allo stesso modo, però, gli africani sono in grado di diversificare e incrementare la qualità e la varietà delle proposte artistiche dell’Europa». Il giorno dell’inaugurazione si esibirà il grande bassista camerunese Richard Bona, solo il primo nome di una serie di eccellenti artisti internazionali come il chitarrista maliano Vieux Farka Touré, figlio del noto Ali Farka Touré, e il percussionista indiano Trilok Gurtu. Durante le giornate del festival si terranno inoltre workshop, presentazioni di libri, laboratori di danza e musica per adulti e bambini, momenti di intrattenimento e degustazioni internazionali nelle aree dello street food.

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