Afroitaliana originaria del Senegal, l'imprenditrice arriva all'Afro Fashion Week per presentare la sua linea ispirata alla diversità, alle identità ibride e all'innovazione.

Aida Aicha Bodian, afroitaliana con origini senegalesi, ha 33 anni, quasi tutti passati in Italia. Oggi è un expat, vive a Parigi ed è una creativa impegnata su diversi fronti: consulente web marketing, digital strategist, blogger, imprenditrice, attivista. Come blogger e come attivista ha sempre lavorato sulla diversità, uscendo fuori ogni volta con un nuovo progetto – web o social – collettivo (The Diversity Net, Roots evolutions). Soprattutto, sta cercando di ridefinire il concetto di multi-identità come lo conosciamo anche attraverso il suo sito (Afrital Girl). L’ultimo dei progetti che la vedono protagonista è una linea di moda che l’ha portata all’Afro Fashion Week milanese per presentare le sue nuove collezioni, Nebua e Melanin Nappy.

«La moda è una mia vecchia passione, qualche anno fa avevo persino pensato di fare la stilista, ma l’occasione si è presentata quando a Parigi mi sono occupata di marketing per Salvatore Ferragamo. Pensando alla sua storia personale, mi sono detta: perché no?»

La moda afro oggi a Milano piace. Quanto hanno pesato nel creare il trend i consumi che emergono dei “nuovi italiani”? 

«La moda credo rappresenti un ottimo terreno per valorizzare la differenza. Attraverso la moda sperimentiamo un’identità, che non risiede nel colore della pelle ma semmai nella consapevolezza, nel capovolgimento degli stereotipi culturali che riguardano il nostro corpo e che viviamo da quando siamo bambine: stereotipi che ruotano attorno al colore nero, ai capelli afro da lisciare, sempre problematici, se non esplicitamente negativi. Oggi le linee di cosmetici come Nappyitalia o Ciao Bellissima offrono prodotti pensati per valorizzare i capelli afro di donne o bambini e, soprattutto, per imparare ad amarli e ad amarsi. Con la linea di t-shirt Melanin Nappy avevo in mente questo cambiamento, quest’idea di empowerment che ho voluto provare a esprimere, anche graficamente, con degli slogan».

L’altra linea, Nebua, rimanda invece direttamente al Senegal, ai colori e ai tessuti africani.

«Nebua è un’esplosione di colori. Sono arrivata in Italia da bambina ma la mia passione per il wax, il bazin (nomi di tessuti africani, ndr), per gli abiti di questa straordinaria tradizione, è rimasta uguale e il mio sogno era appunto recuperarla e proporla qui con delle piccole capsule collection. Grazie a Nebua ho avuto la possibilità di collaborare con creativi e artigiani senegalesi, facendo rete con l’Africa e con le tendenze che oggi stanno emergendo in Senegal ma anche in Nigeria e Tanzania. È un progetto che al momento è alle prime battute, ma spero potrà crescere».

Come marketer digitale o come Millennial, hai puntato tutto sull’e-commerce e sulla vendita online, come è andata?

«È troppo presto per dirlo, diciamo che è stato naturale escludere i grandi shop generalisti come Amazon, e scegliere un canale come Afrikea, un portale e-commerce internazionale nato per valorizzare la cultura e l’artigianato Made in Africa. In questo senso, vedo abbastanza movimento anche in Italia, ed è un’ottima cosa: ad esempio c’è una piattaforma e-commerce dedicata ai prodotti africani, Ujamaa Family, creata da un gruppo di italotanzaniani».

Sei arrivata in Italia a 5 anni, hai seguito la tua famiglia nella provincia prima lombarda e poi emiliana. La reazione all’ambiente sociale di provincia è stata una molla per cercare la tua strada? 

«Quello degli anni ’90 era un mondo completamente diverso da quello di oggi, da bambina ero la sola africana della classe. In genere ero circondata da simpatia, non ricordo singoli episodi di razzismo. D’altra parte Parigi è la prima città in cui vivo (ride), e mi piace da matti. La mia carica, se c’è, viene da un’identità plurale e sempre in evoluzione, il che secondo me costituisce un vantaggio, non solo per quanto riguarda le lingue. La mia lingua è sempre stata l’italiano, che parlavamo anche in famiglia, e non il francese, che ho studiato solo dopo. In questo senso mi sento italiana al 100%, il che mi ha stimolato ad andare avanti in un percorso che lega diversità, empowerment, comunicazione e innovazione».

Puoi seguire Aida Aicha Bodian su Afrital Girl e www.aidabodian.com

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