Fino a che punto si può arrivare per ideologia? Fino a che punto si può spingere per vedere Salvini salire su un aereo, meglio un gommone, con un biglietto di solo andata? In questi tempi folli, persino uno scrittore straordinario come Edoardo Albinati con un una spiccata sensibilità sociale può diventare più cinico del suo avversario (e regalargli molti voti).

Presentando il suo ultimo libro pochi giorni fa a Milano, lo scrittore Edoardo Albinati ha confessato di avere avuto un pensiero molto cinico seguendo l’odissea della nave Aquarius. Parole finite nel registratore di un giornalista e dunque non smentibili, che riportiamo letteralmente: «Io stesso, devo dire, con realpolitik, di cui mi sono anche vergognato, ieri ho pensato, ho desiderato che morisse qualcuno sulla nave Aquarius. Ho detto: adesso, se muore un bambino, io voglio vedere che cosa succede per il nostro governo».
Edoardo Albinati ha vinto il premio Strega nel 2016 con La scuola cattolica, un libro che abbiamo amato molto. Ammettere pubblicamente quello che ha ammesso, gli va riconosciuto, è stato un atto, per quanto perverso, coraggioso. Ma questo non toglie che ci sia un qualcosa di mostruoso, «vomitevole» direbbe il presidente Macron che ha poco da insegnare pure lui, nell’augurarsi la morte di un migrante per mettere in crisi il governo e il ministro Salvini. Edoardo Albinati, intellettuale rigoroso e dunque raffinato di pensiero, dice di aver pensato che sarebbe stato meglio se a morire fosse stato un bambino. Da lui, che insegna in carcere proprio non ce lo aspettavamo. Perché si sa fa più notizia, come insegna l’utilizzo seriale che è stato fatto sui media della foto del piccolo siriano Aylan annegato in Turchia. Mai mostrato in volto tranne che dal coraggioso Manifesto per non urtare le nostre coscienze assopite.
Criticare le scelte del governo e del ministro dell’Interno in tema di migrazione è legittimo. Pensare che Matteo Salvini abbia voluto sfruttare l’odissea di Aquarius a fini elettorali farebbe di lui un cinico della peggior specie. Ma è niente di fronte a chi si augura la morte di un bambino da buttare dentro in questo dibattito che non è nemmeno più ideologico, è da baratro culturale e etico. Dove si scontrano luoghi comuni, cifre sparate a casaccio sui flussi migratori e dove si fronteggiano presunti buoni da una parte e presunti cattivi dall’altra. Se un migrante, meglio ancora se un bambino morto, diventa solo l’oggetto di una contesa ideologica vuol dire che si è perso, ammesso che si sia mai avuto, il senso della civiltà.

A questo punto c’è solo da chiedersi se Edoardo Albinati sia il solo ad aver avuto quel pensiero. Di sicuro è l’unico ad averlo detto ad alta voce. Sarebbe meglio che ce lo chiedessimo tutti. A noi farebbe solo bene. Ai tanti Aylan che ancora moriranno cercando benessere e civiltà interesserà comunque poco sapere che sono morti da bambini innocenti mentre qualcuno di noi li considera solo un numero in più o in meno da far pesare in una disputa politica. E ci insegna forse qualcosa sul falso umanitarismo e di quanti danni può fare. E ci porta a chiederci quanti lo abbiamo pensato e fino che punto si possa spingere l’odio per l’avversario.

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Credits: radici.online

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