Zingari, basta la parola

Il long read di questa settimana è tratto da "Zingari" (Contrasto, 2019) di Josef Koudelka. Il grande fotografo dell'agenzia Magnum documenta la vita dei cigani, superando ogni pregiudizio e instaurando con loro un rapporto di intima amicizia.

DiJosef Koudelka

Nov 23, 2019

Josef Koudelka
Zingari
(Contrasto, 2019)

Zingari, basta la parola. Josef Koudelka, il grande fotografo dell’agenzia Magnum nato in Moravia oggi nella Repubblica Ceca, li incontra agli inizi degli anni Sessanta in un concerto di musiche tzigane. Da allora non li abbandonerà più, superando tutti i pregiudizi, allora come oggi, sui cigani come vengono chiamati in ceko, che rubano, uccidono e sono inaffidabili. In un girovagare continuo, con un uso straordinario della pellicola in bianco e nero, Josef Koudelka tra il 1962 e il 1971 documenta la vita quotidiana dei cigani in Boemia, Moravia, Slovacchia, Romania, Ungheria, Francia e Spagna. Il suo non è un lavoro politico né antropologico. Ha la forza di chi è diventato amico dei rom ai quali si avvicina con la macchina fotografica, accorciando la distanza per noi che guardiamo i suoi scatti. Il libro doveva uscire a Praga nel 1970. Josef Koudelka dopo aver testimoniato con le sue foto l’invasione dei carri armati russi a Praga nel 1968, lascerà il Paese. Una prima edizione uscirà molti anni dopo a Parigi. Oggi torna in una nuova edizione con ancora tutta intatta la forza di quegli scatti memorabili. Fabio Poletti

Per gentile concessione dell’autore e dell’editore Contrasto Roberto Koch pubblichiamo un estratto dell’introduzione di Stuart Alexander del libro Zingari di Josef Koudelka

Copertina

Josef Koudelka ha da poco superato gli ottant’anni, ma continua a viaggiare e a scattare fotografie. Sebbene usi ancora una 35 mm per fotografare le persone, dal 1986 in poi ha esposto e pubblicato soprattutto le sue foto di paesaggi, realizzate con una grande fotocamera panoramica. Eppure è
ancora famoso come il fotografo del popolo romanì, o degli zingari, come venivano chiamati quando scattò quelle immagini, negli anni Sessanta. Al contrario di alcuni fotografi che trascurano, o persino ripudiano, le loro prime opere, Koudelka ha cercato di affinare la presentazione di questo primo nucleo del suo lavoro con pubblicazioni e frequenti mostre. L’edizione di grande formato del 2011 di Zingari è quella che si avvicina di più all’idea originaria del libro, con le fotografie in verticale riprodotte a piena pagina e quelle in orizzontale su due. Nel volume più piccolo che avete in mano invece, Koudelka ha trovato il modo di suscitare un forte impatto anche dando a tutte le fotografie le stesse dimensioni. Si comincia e si finisce con le stesse immagini, ma è la disposizione che cambia e rende necessario ruotare il libro tra immagini verticali e orizzontali.

CZECHOSLOVAKIA. Slovakia. Zehra. 1967. Gypsies.

Ripercorriamo ora, brevemente, la storia di come sono state scattate queste immagini, divenute pietre miliari della fotografia, e di come il modo di esporle sia mutato negli ultimi cinque decenni.
Koudelka comincia a scattare fotografie di parenti e amici quando è adolescente. Ben presto si spinge oltre e prende a fotografare paesaggi ed eventi che hanno luogo nella sua comunità. Il 1961, l’anno in
cui compie ventitré anni, è pieno di accadimenti importanti per lui. In quell’anno tiene la sua prima mostra fotografica e incontra Anná Farová, che in seguito sarebbe diventata una sua importante consulente e collaboratrice. È anche l’anno in cui parte per l’Italia – il suo primo viaggio a ovest – per suonare con un gruppo folk; inoltre termina gli studi e comincia a lavorare a tempo pieno come ingegnere aeronautico. In quello stesso anno, nel tempo libero, inizia a scattare fotografie in teatro, e poi a visitare gli insediamenti zingari.

CZECHOSLOVAKIA. KLADNO. 1966.

Koudelka non ha mai saputo spiegare con precisione cosa lo abbia spinto a fotografare gli zingari. In seguito ha raccontato che ad attirarlo prima di tutto fu la musica gitana, e in effetti oltre alle fotografie aveva realizzato anche registrazioni audio. Quella musica potente e drammatica gli ispirava immagini in grado di evocare le stesse emozioni suscitate da quelle strane e insolite melodie. “Sono sempre stato attratto da ciò che giunge alla sua fine, che presto sparirà”, ha confessato. Gli zingari della Cecoslovacchia erano diventati oggetto di una politica di assimilazione che li avrebbe costretti a diventare parte della società moderna. La loro cultura, così unica, era condannata a scomparire. Dopo aver cominciato a fotografare gli zingari, Koudelka si rende conto di non riuscire più a smettere.

ROMANIA. 1968.

© 2019 Roberto Koch editore srl
© 2019 Stuart Alexander

Riproduzione riservata

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