L’integrazione non c’entra un’acca. Senza carne di maiale i tortellini non sono tortellini

Non si può modificare la ricetta del piatto principe della tradizione culinaria bolognese in nome del politicamente corretto, come spiega il nostro polemista misterioso Sindbad il Marinaio.

Tradizione e integrazione non sempre vanno a braccetto ma va bene così. Ha suscitato un certo scalpore a Bologna, ma la notizia ha poi avuto una eco nazionale, la decisione dell’Arcivescovo della città Matteo Maria Zuppi che per la festa del santo patrono vuole che i tortellini siano fatti senza carne di maiale in ogni sua variante, che sia lombo, prosciutto o mortadella.

Le sfogline che venerdì saranno al lavoro davanti alla Basilica di San Petronio prepareranno il ripieno con carne di pollo. Li hanno già chiamati i tortellini dell’accoglienza, perché saranno graditi anche a chi per scelta religiosa non consuma carne di maiale.

I tradizionalisti sono in rivolta e hanno ragione. Senza carne di maiale i tortellini non sono tortellini. La cucina bolognese offre alternative religiosamente corrette, come i tortellini di magro ripieni di ricotta, prezzemolo e parmigiano. Il gesto troppo politicamente corretto dell’Arcivescovo rischia di prestare il fianco a chi già storce il naso di fronte all’”invasione” e teme che questo sia un ulteriore passo nella perdita della cultura bolognese per non dire di tutto l’Occidente. La scelta pare doppiamente infelice perché monca. In piazza venerdì, insieme ai tortellini non più impuri verrà offerto del vino. Che si sa non è previsto dalla dieta coranica. Si può discutere se sia giusto o meno esporre il crocifisso nei luoghi pubblici — l’Italia è un Paese laico, i crocifissi esposti hanno il sapore dell’imposizione — ma di sicuro quelli che verranno offerti venerdì a Bologna non sono tortellini.

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