La città è dei bianchi

Il libro di cui scriviamo questa settimana parla di discriminazione razziale. Thomas Mullen ha preso lo spunto per un romanzo che lascia senza fiato dalla storia vera degli otto poliziotti assunti ad Atlanta nel 1948 per «tenere d’occhio i vostri quartieri».

DiFabio Poletti

Set 21, 2019

Thomas Mullen
La città è dei bianchi
(Rizzoli, 2019)

Se sei un poliziotto nero, non puoi arrestare un bianco e nemmeno guardarlo negli occhi. È successo davvero, ad Atlanta nel 1948, quando il corpo di polizia locale decise di assumere otto poliziotti afroamericani che avevano come unico compito, quello di «tenere d’occhio i vostri quartieri». Pagati la metà dei loro colleghi bianchi, gli otto poliziotti non possono nemmeno andare in pattuglia in auto. Da questa storia vera, Thomas Mullen prende lo spunto per un romanzo che lascia senza fiato, ambientato nella capitale della Georgia, di Via col vento, del Ku Klux Klan e — ma allora era ancora presto per sentirne le influenze — dove nasce e inizia la sua battaglia il reverendo Dottor Martin Luther King, oggi sepolto in un maestoso mausoleo di marmo nero nel cuore della città.

Il libro solo in apparenza è un noir: l’indagine non autorizzata e ostacolata in ogni modo sull’omicidio di una ragazza afroamericana di 22 anni vista poco prima in compagnia di un bianco. 

La discriminazione razziale, il Klan, la fatica di lottare per i propri diritti, sono il collante di questo libro il cui stile è stato avvicinato, ovviamente, ai grandi dell’hard boiled americano, Dashiell Hammett e Raymond Chandler soprattutto.

Thomas Mullen, il 45 enne scrittore bianco di Rhoden Island, elogiato da Stephen King, Ken Follett e dal New York Times, con questo suo quarto romanzo ha già meritato il premio Martin Beck Award.

Guardare a quegli anni nel profondo Sud come ha fatto lui, non è solo un esercizio di stile. Ci permette anche di capire la lunga strada che hanno dovuto compiere gli afroamericani discendenti dagli schiavi, nelle terre della segregazione e dell’odio.

Dove può capitare che un agente di polizia sia figlio di un uomo linciato perché colpevole solo di essere nero e che, davanti alla commissione che deve decidere la sua idoneità ad indossare la divisa, si senta chiedere quali sono i suoi sentimenti verso i bianchi.

Sono passati oltre settant’anni dal 1948 in cui è collocato questo libro. L’America è profondamente cambiata. Nessuna amministrazione potrà riportarla indietro dando fiato alle nostalgie di chi sogna ancora la Mamy di Via col vento, accettata perché sa stare al suo posto in posizione subalterna. Oggi la polizia di Atlanta è guidata da un afroamericano per di più donna e il 60% dei suoi componenti non sono bianchi. Un merito anche di quegli otto poliziotti neri di tanti anni fa. Che oggi sarebbero orgogliosi di vedere quanta strada è stata fatta. E inorriditi dai troppi omicidi e pestaggi di afroamericani da parte dei loro colleghi bianchi.

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