I nuovi cittadini europei. Un’analisi infografica che mette a confronto la crescita e il calo in tutti gli stati membri

Con questo articolo di Fabio Malagnini iniziamo a fare data journalism sull'integrazione in Italia e in Europa. Partendo dal tema che ci sta più a cuore: le acquisizioni di cittadinanza dei nuovi europei. Soprattutto ora che i tempi nel nostro Paese sono stati allungati dal decreto sicurezza. 

DiFabio Malagnini

Gen 22, 2019

In Europa nel corso del 2016 quasi un milione di persone (994.800) hanno acquisito la nazionalità di un Paese UE (+14% rispetto all’anno precedente) e 200.000 casi sono diventati cittadine e cittadini italiani. Da notare che l’86,8% proveniva da un Paese terzo, i restanti da un altro Paese UE. Il trend aggregato UE 28 sembra indicare una leggera crescita costante negli ultimi anni, anche se un milione di europei in più, in un continente di 450 milioni di persone e in costante calo demografico, non sembrano poi tantissimi. Per capire meglio proviamo a confrontare il tasso di naturalizzazione nel tempo e tra diversi Paesi. Il naturalization rate (tasso di naturalizzazione) è una misura demografica usata per indicare la percentuale di immigrati che accedono alla cittadinanza di un determinato Paese, rispetto alla popolazione straniera residente e avente diritto (apolidi compresi). Sia l’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) sia Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, aggiornano i dati con alcune significative differenze nel calcolo delle serie storiche.

Dal database Eurostat si può estrarre il tasso di naturalizzazione registrato negli ultimi anni, e in particolare nel 2016 (ultimo dato disponibile), tra i 28 Paesi dell’Unione Europea e i 4 associati nei trattati di libero scambio. Con l’aggiustamento di alcune stime per Romania e Estonia il quadro appare come quello riportato nel grafico qui sotto.

Fonte: Eurostat 2018: Naturalisation rate, 2016

Come si può vedere, l’Italia figura tra i primi 7 Paesi per tasso di naturalizzazione (+4%), dopo la Svezia, Portogallo e Croazia, che risulta il primo Paese per il numero delle nuove cittadinanze.  L’Austria è decisamente il fanalino di coda, mentre Francia e Regno Unito si attestano attorno alla media europea (2,8%) e in Germania sono state ancora meno: solo 1,3%.
Guardando alla cittadinanza di origine, invece, la composizione dei nuovi europei riflette i dati sui flussi migratori dei decenni scorsi. Il nucleo più numeroso è formato da  marocchini (101.300, pari al 10,2% delle cittadinanze acquisite e in crescita del 17,7%), seguiti da albanesi (67.500 pari al 6,8%), indiani (41.700, pari al 4,2%), pakistani (32.900, pari al 3,3%) e turchi (32.800 pari al 3,3%). Tra i nuovi europei di origine marocchina prevale la cittadinanza acquisita in Spagna (37%), seguita da quella ottenuta in Italia (35%) e francese (18%). Fra gli albanesi, in cima alla classifica si trova l’Italia (55%), seguita dalla Grecia (42%), mentre la maggioranza di indiani (59%) e pakistani (51%) hanno acquisito la cittadinanza britannica e  il 50% dei turchi quella tedesca.

Passando alle fonti l’OECD troviamo, analogamente a Eurostat, il tasso di naturalizzazione degli ultimi anni calcolato in base alla formula: nuove cittadinanze/ stranieri regolarmente residenti. In alcuni casi troviamo però utilizzata la formulazione «foreign born people», comprensiva quindi sia dei cittadini stranieri, che dei cittadini comunitari nati all’estero e già naturalizzati. Questo dato, definito come «stock di popolazioni straniere», una volta abbinato alle nuove cittadinanze, permette di approfondire la serie storica del naturalization rate così calcolato anche per alcuni Paesi europei. Sotto, potete vedere un confronto tra alcuni di loro a partire dal 2009.

Fonte: OECD, International Migration Outlook 2018

Facendo un confronto tra valori omogenei, in questo caso più bassi, la tendenza sembra confermare, almeno fino al 2016, una crescita del tasso di naturalizzazione in Italia e Svezia, un calo progressivo nel Regno Unito, una brusca inversione di rotta registrata in Ungheria e una crescita lenta in Austria e in Germania. 

Tutto bene quindi per l’Italia, malgrado i noti ostacoli all’acquisizione della cittadinanza prima del diciottesimo anno di età? Niente affatto. E i problemi li stiamo scoprendo adesso: dopo un decennio di aumento, l’ISTAT ci informa che al 1 gennaio 2018 i cittadini non comunitari che hanno acquisito la  cittadinanza italiana sono diminuiti di un netto 26,4% rispetto all’anno precedente, scendendo da 185.000 a meno di 136.000.


Fonte: Istat 2018, Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza.

Il crollo ha interessato in particolare le cittadinanze acquisite per residenza (-29.000) e per trasmissione da parte dei genitori, con elezione al diciottesimo anno di età (-25.000), riducendo così dal 41% al 38% anche l’incidenza degli under 30 sul totale dei nuovi italiani. E se la composizione tra maschi e femmine resta in perfetto equilibrio, cambiano ora le modalità: dopo un decennio di declino, nel 2017 l’acquisizione per matrimonio per le donne risale dal 15,4% al 25% circa.

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