Come editore di fantascienza, Future Fiction guarda oltre il classico filone anglosassone e pubblica ogni mese nuovi autori di Science Fiction (SF) cinesi come Chen Qiufan e Ken Liu, indiani (Vandana Singh), cubani (Carlos Hernandez), latinoamericani, italiani. Con un catalogo di circa 130 pubblicazioni tra digitali e cartacee, traduzioni da 8 lingue e 20 Paesi diversi, in italia Francesco Verso è stato il primo editore a farlo e finora anche l’unico. Dalla Cina, in collaborazione con l’Istituto Confucio di Milano e di Pisa e ha appena pubblicato ArtifiCina, terza antologia di racconti – dopo Nebula e Sinosfera – di Science Fiction bilingue, in cinese e italiano.
Come è nato questo progetto?
«All’inizio, quando anni fa sono andato a parlare di SF cinese ai vari Istituti Confucio sparsi per l’Italia, la risposta è stata di sorpresa, quasi nessuno aveva mai sentito parlare di Liu Cixin, Han Song, Chen Qiufan o Xia Jia. Tuttavia tutti gli Istituti Confucio mi hanno aperto le loro porte e hanno contribuito in modo sostanziale alla costruzione di questo progetto: chi con un supporto alla traduzione, chi organizzando convegni, chi invitando direttamente scrittori di fantascienza e critici letterari dalla Cina. Abbiamo riportato la fantascienza contemporanea cinese in Italia con tre volumi, Nebula, Sinosfera e ArtifiCina, la cui particolarità è di essere in doppia lingua, cinese e italiano. La scelta è dovuta a due ordini di motivi: primo, il testo può essere letto dalla seconda o terza generazione di cinesi che hanno pochi contatti con il loro Paese di provenienza, se non hanno addirittura perso la capacità di leggere gli ideogrammi; secondo, gli studenti italiani di lingua e letteratura cinese possono trovare storie attuali che rappresentano il presente e il futuro della Cina».
Da cosa nasce questo sguardo a 360 gradi sulla letteratura di genere mondiale? E come come ha risposto il mercato italiano?
«L’interesse verso la SF non-anglofona è cresciuto sia nei convegni mondiali di fantascienza tipo WorldCon che a livello accademico. Il futuro ovviamente arriva ovunque e non appartiene a una sola nazione, lingua o cultura. Future Fiction ha intercettato questa tendenza. Soprattutto la Cina – grazie anche al suo incredibile sviluppo socio-economico – e dopo il premio Hugo a Liu Cixin nel 2015 – si sta imponendo anche all’attenzione dei lettori mainstream come una nuova fonte di narrazioni fantascientifiche in grado di competere – per idee, qualità e quantità – con i maestri anglofoni del genere».
Con autori come il cinese Liu Cixin o l’americano Kim Stanley Robinson, la SF sta tornando a dire la sua, anche politicamente, su temi come il cambiamento climatico..
«La Science Fiction, che negli ultimi decenni con il Cyberpunk ha indugiato al filone delle narrazioni distopiche e post-apocalittiche, oggi anche attraverso un nuovo genere, il Solarpunk, racconta anche storie positive, sforzandosi di trovare soluzioni realizzabili e concrete. Questa tendenza è presente sia dagli Stati Uniti e in Europa sia in paesi come Brasile, India (con lo Jugaad, una specie di hacking fai-da-te) o Nigeria (dal cosiddetto futurismo africano post-coloniale). L’immaginazione è il primo passo verso qualunque trasformazione e la fantascienza può aprire uno spiraglio nella mente delle persone e offrire l’immagine – pur frammentaria e sfocata – di un futuro diverso».
Quale è la mission, come si usa dire, di Future Fiction?
«Future Fiction pubblica storie ambientate in un futuro prossimo, che esplorano temi e concetti destinati a plasmare gli scenari di domani. Il progetto è oggi anche un’associazione culturale per quella che chiamiamo un’“equa distribuzione di futuro”: come il Deposito dei Semi alle isole Svalbard in Norvegia preserva la biodiversità delle sementi da una possibile catastrofe ambientale, noi vogliamo contribuire a preservare la biodiversità narrativa della Science-Fiction da una possibile catastrofe culturale».
Per Chen Qiufan 1.400.000.000 cinesi vivono già oggi la fantascienza nella vita di ogni giorno e aspettano il futuro con un misto di entusiasmo e di impazienza. La straordinaria accelerazione che ha la portato in pochi decenni la Cina ai vertici della tecnologia digitale, l’AI nei programmi di scuola cinesi e guru futuristi come Brett King nelle citazioni preferite di Xi JinPing, ha resuscitato l’ottimismo originario della letteratura di anticipazione, accanto alle incognite di questa transizione. Dopo il successo internazionale di Liu Cixin (Premio Hugo 2015 con Il problema dei Tre corpi) stiamo imparando a conoscere la Cina anche attraverso una nuova generazione di narratori Science Fiction di cui Qiufan fa parte assieme a Fan Yilun, Zhao Lei, Regina Wang e agli altri autori di Artificina, di cui potete leggere l’introduzione dell’autore qui di seguito. Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo l’introduzione a Artificina. Fabio Malagnini
Un suolo calcato da 1,4 miliardi di cyborg
Nella presente antologia di fantascienza cinese, ArtifiCina, sono inclusi i racconti di un gruppo di scrittori molto giovani e all’avanguardia; si tratta perlopiù di fatiche letterarie scritte e pubblicate negli ultimi due anni, che concentrano e danno voce ai pensieri e alle osservazioni di scrittori di fantascienza rispetto a una Cina scientifico-tecnologica in rapida trasformazione. Il Regno di Mezzo diventerà senz’altro il territorio più tollerante e aperto al mondo per quanto concerne le nuove tecnologie; l’intelligenza artificiale (IA), Internet delle cose (Iot), la realtà virtuale, la blockchain, il calcolo quantistico e le stazioni spaziali sono innovazioni che vengono calorosamente elogiate e accolte dal popolo cinese, che le ritiene capaci di condurci verso un futuro più luminoso e brillante.
Questo spirito di ottimismo scientifico-tecnologico sembra avere uno stretto legame con l’Età dell’Oro della fantascienza (tra gli anni Trenta e Cinquanta nell’America del XX secolo) ed è stato magistralmente espresso nella serie di opere scritte dal signor Liu Cixin, che sembra dare voce al pensiero della nazione: finché l’economia e la tecnologia continueranno a svilupparsi, la Repubblica Popolare continuerà a superare ogni genere di ostacolo (incluse le trappole dei Paesi a reddito medio), avanzando verso obiettivi di maggiore altezza, forza e rapidità.
Riguardo invece alla giovane generazione di scrittori di fantascienza cinese (nati negli anni Ottanta e Novanta), da quando una tecnologia tentacolare è entrata a far parte della nostra quotidianità, essi prestano ancora più attenzione alle trasformazioni che questa ha provocato alla vita, alle emozioni, e ai legami sociali di ogni singolo individuo. Soprattutto nella Cina odierna, dove le persone in qualche modo sono già cyborg e i telefoni cellulari e internet sono diventati un’estensione degli organi corporei, è impossibile immaginare che un individuo possa sopravvivere in una città cinese senza smartphone. Tutti i dati, i servizi, i controlli e i pagamenti sono strettamente interconnessi a questo piccolo dispositivo, e ne consegue che, per i nostri scrittori, la sfida maggiore sia quella rappresentata dall’immaginare il futuro in una società che già pullula di cyborg.
In questa raccolta di racconti, ogni autore ha fornito la propria brillante risposta al problema. In City Lights di Fan Yilun, uomini ed esseri cibernetici vivono insieme nel medesimo spazio urbano, e con l’aiuto di una bella storia di danza vengono esplorati i problemi sociali che ne derivano: è vero che i cyborg possono esistere solo come “creazioni” secondarie, o godono degli stessi diritti degli uomini? In Una celebrità condivisa di Zhao Lei si racconta la storia della formazione di un idolo, in stile cyberpunk: se il tuo corpo, il tuo genere, e persino la tua coscienza potessero essere rimodellati al fine di intrattenere meglio il pubblico, saresti disposto a farlo? Quale sarebbe il prezzo da pagare? Si tratta in effetti di una satira fantascientifica sulla fiorente industria dell’intrattenimento e dell’incontenibile fenomeno dei talent show nella Cina odierna. In Dipingere le ossa di Gu Di, questo scrittore proveniente dall’Accademia delle Scienze cinese, dotato di un solido background in ambito neuroscientifico, ha costruito una storia dentro la storia, ricca di colpi di scena e di complotti, grazie a concetti come l’upload di coscienza e la condivisione del corpo, al fine di indagare il problema dell’io, della memoria, e dell’identità umana. Senza dubbio, anche questi sono enormi cambiamenti che i cinesi hanno dovuto affrontare dopo essere entrati nell’era dei social network: se tutti possono diventare chiunque, almeno su internet, come distinguere un crimine da ciò che non lo è?
In Il vigile del fuoco della giovane Regina Wang, la coscienza umana può essere estratta e trasferita su un macchinario antincendio al fine di coadiuvare l’IA in quei compiti che lei non riesce a portare a termine, e le emozioni di un fratello e di una sorella trovano eco proprio in questa complicata interazione tra uomo e macchina, corpo e coscienza.
Nell’opera più lunga di questa antologia, Monster Boxing di Peng Simeng, l’autrice, ex product manager dell’azienda Tencent, inserisce le proprie esperienze ed emozioni, raccontando la storia di una ragazza che, attraverso degli incontri di pugilato virtuale, supera le difficoltà della propria vita e ritrova un posto nel mondo. Questi cinque racconti ritraggono un tipo di voce e di forza fresche, e consentono ad altri lettori che non sono stati in Cina di fare esperienza di un mondo in cui scienza e tecnologia, sviluppatesi a gran velocità, hanno generato ansie nell’uomo rispetto all’identità, alle emozioni, alla classe sociale, all’autorealizzazione e al sistema di valori.
L’antica Cina abbraccia il futuro con impazienza e corre verso lo spazio, ma sotto ai suoi piedi si stende un suolo millenario; le emozioni di tutti coloro che su di esso sono radicate non hanno modo di spostarsi altrettanto rapidamente. Per questo dobbiamo servirci di storie e di immaginazione, al fine di documentare quest’epoca e di cercare possibili soluzioni per ogni uomo o cyborg che calca questa terra.


