Editoriale NuoveRadici.world

Niente alibi ai confini orientali. I cadaveri dei 39 migranti cinesi trovati in un cassone refrigerato di un tir a Grays, a 35 chilometri da Londra, dovrebbero riaccendere i fari sulla rotta balcanica. NRW a settembre ha dedicato una mini serie di racconti alle violenze che accadono ai nostri confini orientali. Proprio quando erano tutti concentrati anche sul soffio di una brezza nei dintorni di Lampedusa.

A Trieste ormai da tempo arrivano migranti con i piedi necrotizzati non solo dal lungo percorso fatto a piedi, ma anche dalla durata del game: termine coniato dagli stessi migranti che rende perfettamente l’idea della loro odissea.

Perché ai confini orientali dell’Italia ci sono centinaia di migranti che vengono rimbalzati al confine croato con metodi cruenti. E bambini che crescono nei boschi perché ci possono volere anni per oltrepassare il muro. E l’azzardo ogni volta implica più sofferenza, più tensione per corpi stremati che talvolta muoiono di stenti prima di poterlo fare all’interno di un tir che li porti in Europa (e questa frase è volutamente brutale).

Secondo l’ultimo report di Amnesty International, aggiornato al marzo scorso, ci sono circa 5.500 uomini, donne e bambini intrappolati dentro fabbriche dismesse e prive di servizi di prima necessità di due piccole città bosniache nei pressi del confine con la Croazia, Bihać e Velika Kladuša. La Bosnia ed Erzegovina non è in grado di offrire loro protezione o condizioni di vita adeguate. Nei campi improvvisati mancano igiene, acqua calda e cure mediche e il cibo è insufficiente.

La rotta balcanica ci riguarda più di quanto immaginiamo. E non solo perché trasporta oltre ai migranti, droga, armi e alcune minacce relative ai jihadisti. Secondo i dati del dossier statistico sull’immigrazione presentato oggi dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con il Centro Studi e Rivista Confronti, nel 2018 le maggiori richieste di asilo sono di pachistani: 7000. Ad eccezione di quelli che arrivano sui velieri dalla Turchia o dalla Libia, la maggioranza di loro ha attraversato la rotta balcanica. Perché non ne parliamo? Perché la rotta balcanica non è nell’agenda politica degli stati membri? Forse perché a portarli in Europa non sono feroci miliziani libici e a respingerli è un Paese europeo, la Croazia, che usa metodi vietati dalle leggi europee. Perciò, è il caso di dirlo, e ribadirlo: niente alibi, ai confini orientali. 

Appartengo al mio Paese, nobile. Io barbaro

Torna l’editoriale dei lettori per dare spazio a chi ci scrive la propria opinione in modo argomentato, stimolare la discussione e la riflessione della nostra community. Oussama Mansour è nato nel 1991 in Tunisia, è cresciuto a Carpi e ora vive a Bologna. Lavora come mediatore culturale e studia Antropologia. E in questo editoriale getta un bagliore su alcune immagini e paradossi dell’immigrazione. In un confronto sotteso fra lui cresciuto qui e i minori non accompagnati scesi dai barconi. 

Mara Ndiaye: «Nella mia tv si parla francese, wolof, italiano e inglese»

Mara Ndiaye, trentaseienne di Diourbel, senegalese, abita a Milano e lavora come videomaker e reporter, portando avanti la tv D24, una televisione che trasmette in francese, wolof, italiano e inglese. Intervista di Elisa Mariani. 

Di’ la verità anche se la tua voce trema

Il long read tratto da Di’ la verità anche se la tua voce trema di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa il 16 ottobre 2017. Il libro è una raccolta dei suoi articoli ed è uscito per la neonata collana Munizioni di Bompiani, diretta da Roberto Saviano. A cura di Fabio Poletti.

Cari Sentinelli, non è ora di guardare oltre i vostri balconi?

L’iniziativa delle #balconiadi contro i sovranisti non ha entusiasmato Davide Riccardo Romano, scrittore e già assessore alla Cultura della comunità ebraica di Milano. Non era nelle dittature che si manifestava contro le opposizioni? Tornare a sfidare pubblicamente un politico al momento fuori dai giochi (di palazzo) è una mossa lungimirante?

Bruno Cerella: «Con il basket, ho realizzato un sogno. Con Slums Dunk restituisco quello che ho ricevuto»

Il famoso campione di basket, insieme al collega cestista Tommy Marino, ha avviato un progetto nelle baraccopoli di Kenya e Zambia, che punta al riscatto sociale attraverso corsi e partite amichevoli. Sabato 19 ottobre la sua onlus ha partecipato al seminario organizzato da AltroPallone dedicato allo sport e ai diritti umani, di cui NRW è stato media partner. L’intervista di Marco Lussemburgo.