Editoriale NuoveRadici.world

Cosa intendiamo davvero quando scriviamo che la Realpolitik di questa travagliata maggioranza non può spingersi al punto di essere complice di quanto accade nei centri di detenzione in Libia? Lo spiega bene la recente indagine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo su tre migranti diventati kapò nel lager libico di Zawya e individuati nell’hotspot di Messina.

Al nostro arrivo a Saba, siamo stati condotti all’interno di un ampio capannone e poi chiusi a chiave. Sostanzialmente siamo stati venduti, ha raccontato un testimone camerunese ai magistrati, singhiozzando. Tutte le donne che erano con noi sono state violentate ripetutamente da due libici e tre nigeriani che gestivano la struttura. Ci davano da bere acqua del mare e, ogni tanto, pane duro. Durante la mia permanenza all’interno di quella struttura ho visto gli organizzatori uccidere a colpi di pistola due migranti che avevano tentato di scappare

Cosa intendiamo davvero quando diciamo che aver riconfermato in Parlamento il sostegno alla Guardia costiera libica, facendo vaghi annunci sull’impegno del Governo italiano di difendere i diritti umani dei migranti, è una presa per i fondelli perché i crimini avvengono persino di fianco ai container dell’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni)?

A destra c’era un campo di calcio con tanti bambini, poi un container dei medici ed infine un container dell’Oim, dove c’era un libico che aveva una barba lunga e vestiva abiti militari, ha spiegato un testimone. Il suo assistente, verosimilmente sudanese, indossava la casacca dell’Oim. Tale area era collegata, tramite un portone, a un’altra base militare

Cosa intendiamo davvero quando affermiamo che si deve spezzare il legame fra il Governo italiano e i crimini contro l’umanità commessi da libici e migranti trasformati in kapò? Basta leggere cosa è emerso durante il processo contro Mohamed Condè, detto Suarez, ventiduenne guineano, Hameda Ahmed, ventiseienne egiziana, e Mahmoud Ashuia, egiziano di ventiquattro anni. Condannati a vent’anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata alla tratta di persone, alla violenza sessuale, alla tortura, all’omicidio e al sequestro di persona a scopo di estorsione. Lo hanno spiegato bene nel provvedimento di fermo il pubblico ministero Gery Ferrara e il procuratore aggiunto Marzia Sabella.

«I migranti detenuti hanno riferito di aver subito reiterate e costanti violenze fisiche (percosse con bastoni, calci di fucili, tubi di gomma, frustate e somministrazione di scariche elettriche) che hanno comportato traumi psichici unitamente ad un trattamento inumano, degradante per la dignità della loro persona». 

Cosa vogliamo davvero comunicarvi quando scriviamo frasi sarcastiche sulla tardiva ribellione di uno sparuto gruppo di parlamentari al rifinanziamento della missione in Libia?

La newsletter tornerà il 20 agosto. Nel frattempo vi lasciamo con questi interrogativi, nella speranza che durante questa strana estate si riesca a incalzare il Governo sulle inesistenti politiche migratorie

Il team di NuoveRadici.world continuerà a fornirvi approfondimenti e storie dei nuovi italiani, quotidianamente, anche durante la pausa estiva.

Questa settimana vi voglio segnalare la storia della violinista Lena Yokoyama che ha suonato sul tetto dell’ospedale di Cremona durante la pandemia, raccontata da Luca Poli. Elisa Mariani ha scritto il ritratto di Anca Mihai, arrivata dall’Est per il morbo del giornalismo (e un po’ per Ramazzotti), mentre Cristina Piotti ha puntato i riflettori sulla rotta balcanica: il report della neonata rete di associazioni RiVolti ai Balcani denuncia e documenta cinque anni di violenze e illegalità lungo uno dei tragitti migratori più battuti ma meno visibili che portano nel cuore dell’Europa silente (e ormai complice). Continuate a sostenere la nostra narrazione controcorrente e a navigare con noi nella società che cambia.