Editoriale NuoveRadici.world

Se ragionare su immigrazione o integrazione diventa un atto eversivo, che faccio, alzo bandiera bianca? Rinuncio a portare avanti il progetto di Nuove Radici? Oggi cercare di frenare le pulsioni emotive è più faticoso che mai. Dopo la mancata strage sull’autobus con a bordo 51 studenti, non abbiamo assistito solo al solito derby fra opposti estremismi, ma il dibattito da veemente si è fatto demente.

Ousseynou Sy, senegalese nato in Francia e naturalizzato in Italia, è diventato oggetto di un’isteria sulla supremazia razziale. Come se affermare “sono africani” o puntare l’indice verso la comunità senegalese intera bastasse a dirimere la questione. O come se, al contrario, per attenuare le sue gravissime responsabilità, bastasse evocare il ministro dell’Interno e le sue drastiche politiche sull’immigrazione.

E invece siamo davanti alle conseguenze nefaste dei conti mancati con l’integrazione di cui parliamo da mesi. Il gesto folle di Ousseynou Sy è speculare a quello di Luca Traini. Invece di fare paragoni azzardati con i terroristi islamisti che si ispirano a un’ideologia precisa, interroghiamoci. Ovvio che la sua identità culturale abbia condizionato la mente offuscata che voleva fare una strage in nome dei migranti dispersi nel Mediterraneo perché nella sua testa ha aggiustato male eventi che sente lo riguardano, ma Sy è solo un criminale e come tale va trattato. Così come l’identità politica sovranista della mente fanatica di Luca Traini ha condizionato la sua delirante decisione di sparare nel mucchio contro immigrati, ma non è che lui sia il simbolo degli autoctoni, per nostra fortuna.

Quello su cui bisognerebbe ragionare invece è fino a che punto si sia spinta la frantumazione sociale, che non è stata imposta per decreto legge, come insinua Marco Minniti, ma è stata innescata anno dopo anno, mese dopo mese dalla semplificazione coniugata al rancore sociale. E si sta trasformando in una bomba ad orologeria. Pamela Mastropietro è stata fatta a pezzi da uno spacciatore nigeriano ma, come ricorda lo zio e avvocato Marco Valerio Verni, chi si è fatto avanti per aiutare gli investigatori è stato un cittadino peruviano residente in Italia. E in queste ore tutti i giornali stanno ricostruendo la figura dei bambini eroi che hanno permesso ai carabinieri di evitare la strage: figli di un egiziano e di un marocchino. E allora come la mettiamo?

Ieri mentre Ousseynou Sy stava cercando di lanciare l’autobus in fiamme contro Linate, stavo moderando una tavola rotonda a un convegno sugli studenti delle nuove generazioni di italiani. E così abbiamo potuto vedere i sorprendenti risultati di una ricerca di Ires Piemonte (ne parleremo presto) e registrare il balzo fatto in avanti nelle università dai giovani con background migratorio. Oggi ci sono due milioni figli di immigrati che non sono stati tracciati complessivamente da un sistema statistico rigido ancorato ai criteri della cittadinanza (straniera) e dello Stato (estero) di nascita, come ci ha spiegato Stefano Molina della Fondazione Agnelli. Dati che dovrebbero farci cadere dalla sedia. E invece di interrogarci su cifre, storie e incroci culturali che stanno modificando la nostra società, alimentiamo dibattiti dementi. Certo, più facile scrivere tanti vaffa, senza cercare di capire cosa stia accadendo dietro il sipario della nuda cronaca e slogan conseguenti. Più facile, ma pericoloso.

A Ousseynou Sy la vita è andata male e voleva farla pagare a 51 studenti. Agli studenti che hanno reagito forse andrà molto meglio perché sono adolescenti che hanno già imparato cosa significhi difendere la vita, invece di cercare di distruggerla. Fermiamoci a ragionare sulla necessità di coesione sociale, anche a costo di diventare eversivi.

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