Editoriale NuoveRadici.world

Domani sarà la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. E la Fondazione ISMU (Iniziative e studi sulla multietnicità) ci fornisce dati utili a ricordare che, oltre la linea dell’emergenza sanitaria, accadono delle cose. E ora che i minorenni sono intrappolati fra la DAD e giornate passate a trattenere il loro desiderio di libertà, vogliamo rammentarvi che al 1° gennaio 2020, erano un milione e 78mila i minorenni stranieri iscritti alle anagrafi comunali del nostro Paese, cioè un quinto della popolazione straniera complessivamente residente in Italia.

NRW racconta storie dedicate soprattutto ai giovani adulti che hanno realizzato i loro sogni o ci stanno provando. E studiano, si ingegnano per affermarsi, diventare leader e superare i muri della discriminazione. Lo facciamo perché pensiamo sia necessaria una narrazione dedicata ai cambiamenti sociali e culturali che non sono stati fermati dal Covid, ma restano solamente sotto traccia nella rappresentazione mediatica.

E lo facciamo anche perché crediamo che le loro storie possano essere uno stimolo, una bussola per tutti i minorenni ancora in mezzo al guado che stanno crescendo nel nostro Paese

Quando si parla di minori di origine straniera si pensa sempre ai MiSNA, i minori stranieri non accompagnati che sono arrivati sui barconi e via terra attraverso la rotta balcanica. Ma poi ci sono tutti gli altri che crescerebbero con maggiori prospettive se si accelerasse la riforma della cittadinanza, in modo da renderli italiani anche sulla carta, prima di compiere la maggiore età.

Qualche settimana fa in redazione abbiamo ricevuto la lettera di una giovane di origine albanese. Roberta Troksi, 23 anni, ci ha scritto: «Io per questo Paese sono ancora una straniera. Ho studiato, lottato per i diritti miei e dei miei coetanei quando serviva farlo, lavoro, frequento l’università e all’aeroporto devo presentare il permesso di soggiorno. È frustrante vedere porte del mondo del lavoro sbattute in faccia perché sul curriculum c’è scritto “cittadinanza albanese”; è frustrante assistere alle votazioni di qualcosa da casa senza avere il potere di decidere niente, senza poter uscire da una cabina elettorale perché sì, io ho 23 anni ma non ho mai votato per niente, se non per le elezioni d’istituto al liceo e io ce l’avrei avuta la mia idea, mi sarebbe piaciuto esprimerla e invece non posso perché per l’Italia io sono straniera». La sua lettera serve a capire bene cosa significhi vivere in Italia senza avere la cittadinanza.

Sono fiera di essere albanese perché le mie origini mi hanno insegnato ad essere combattiva, orgogliosa, ambiziosa a fare il doppio per avere la metà ma credetemi è una fatica che non augurerei a nessuno

Domani sarà la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. È ora di fare qualcosa per il milione di minorenni di origini straniere che oggi sono doppiamente bloccati: dall’emergenza sanitaria e da una legge iniqua oltre che anacronistica, varata nel 1992, in un’altra era geologica. Rappresentano una parte consistente della nuova generazione a cui non dobbiamo e non possiamo più sbarrare il passo.

E ora, una breve rassegna degli articoli recenti (e più letti) di NRW, dedicati anche alla diversity sugli schermi. Nel prossimo film, la Bond girl di turno sarà londinese ma di origine giamaicana e nera: l’attrice Lashana Lynch. Se ce l’ha fatta 007, il campione dello sciovinismo maschilista, ce la potete fare pure voi. Come spiega Sindbad il Marinaio nel suo sarcastico commento Il prossimo James Bond sarà donna e avrà la pelle nera. Fatevene una ragione mentre Sara Lemlem ha fatto un incontro speciale: Alberto Malanchino, attore afroitaliano della serie Rai del momento: Doc – Nelle tue mani. Potete vederlo nella sua videorubrica New Roots. Mariarosa Porcelli ha intervistato il rapper romano Diamante che insegna la sua musica anche nelle scuole: Dal Brasile all’Italia, insegno ai ragazzi a trovare una quadra. Nella musica e nella vita. Nella seguitissima rubrica settimanale sui libri suggeriti da Fabio Poletti, questa settimana potete leggere il long read dedicato al romanzo di Alessandro Ghebreigziabiher A morte i razzisti. Malick Ferrara un bel giorno decide che è venuta l’ora di dire basta. E uccide un razzista. Poi non si ferma più.

Avrete notato che questa settimana non ci siamo occupate di Covid. Una scelta intenzionale perché oltre la linea dell’emergenza sanitaria, la vita, sebbene condizionata, non vuole arrendersi.

p.s. Il nostro giornale continua a fornire un’informazione che vuole essere un vaccino, anch’esso necessario, all’irrazionalità della demagogia. Sosteneteci per poter continuare a crescere e stare al vostro fianco in questo momento in cui c’è più che mai bisogno di una narrazione che stimoli la riflessione e la razionalità per stare davvero sulla stessa barca.