17 gennaio 2019. Lo spietato match fra realtà e percezione ci impone di meditare e (magari) di rimediare

Una ricerca dell'Ismu da cui emerge ancora una volta quanto sia profondo il gap fra percezione e realtà.

DiCristina Giudici

Gen 17, 2019
Editoriale NuoveRadici.world

Siamo sicuri che le elezioni ruotino solo intorno alla questione dei migranti? Secondo l’ultima ricerca della Fondazione Ismu, pare di no. Almeno non a livello locale. Inizia oggi, 17 gennaio, un incontro di due giorni all’Università Cattolica in cui viene presentata una ricerca che impone una riflessione. In collaborazione con la Cattolica, l’Ismu, l’Istituto per iniziative e studi sulla multietnicità, presenta il volume Migrazioni e comunicazione politica. Le elezioni Regionali del 2018 tra vecchi e nuovi media (a cura di Marina Villa, FrancoAngeli, Milano 2019, nelle librerie dal prossimo 23 febbraio). La ricerca ha analizzato in particolare le campagne elettorali del 2018 per il rinnovo della Presidenza delle Regioni Lazio e Lombardia, indagando il modo in cui i media tradizionali hanno interagito con le piattaforme sociale quanto abbia influito sulle votazioni l’opinione degli elettori sui migranti. Una ricerca da cui emerge ancora una volta quanto sia profondo il gap fra percezione e realtà. Su 557 articoli analizzati in Lombardia, meno della metà riportavano notizie sui migranti ed erano in maggioranza sui dorsi locali, mentre in Lazio quasi non se ne è parlato, tranne che nella provincia. So cosa state probabilmente pensando: «E allora? Tanto i giornali non si leggono quasi più». Errato. Anche nelle 4.050 notizie riportate sulle sette reti nazionali, per quanto il tema della criminalità legata all’immigrazione sia stato centrale, la percentuale è del 10%. So cosa probabilmente state pensando. «E allora? Tanto chi li guarda più i tg». Errato bis. Anche sui social, su Facebook solo il 10,2% dei candidati ne parla, sia in Lombardia sia in Lazio. Cifra che scende all’8% su Twitter. Oibò. Ovvio che la ricerca non ha analizzato le liti furiose fra “immigrazionisti” e i fautori di “prima gli italiani”, altrimenti le statistiche sarebbero state ribaltate perché dividersi su migranti (e non sull’immigrazione, che è un tema più vasto e bisogna studiare prima di parlare a vanvera) sembra essere diventato uno sport estremo, a cui tutti si appassionano per fare il tifo. Ma nelle elezioni regionali, il dibattito fra i candidati non era così incentrato su invasione e/o accoglienza. Nonostante siano i territori a farsi carico dei nuovi arrivati. Forse chi si candida a fare l’amministratore pubblico ha avuto altre priorità, tipo il lavoro, più che stare alle calcagna dell’agenda social di Matteo Salvini? Forse ancora una volta la percezione ha vinto facile rispetto alla realtà? Meditiamo. E se possibile rimediamo.

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