Editoriale NuoveRadici.world

Il falò dell’ipocrisia. Leggere i soavi rilievi che vengono fatti dalla maggior parte della stampa al Viminale per i porti aperti che restano chiusi è piuttosto irritante. E persino beffardo. Dove è finita la foga con cui si azzannava ogni giorno l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in nome dello stato di diritto e del motto #restiamoumani?

Leggo che il decreto sicurezza bis deve essere applicato. Falso, il divieto di accesso alle acque territoriali alle navi, tranne quelle militari, non è automatico: ci vuole un ulteriore provvedimento interministeriale. Nel caso della Ocean Viking infatti il nuovo Governo non ha posto divieti, più che altro non risponde agli appelli: la nave di Sos Méditerranée e Medici Senza Frontiere continua a navigare tra Lampedusa e Malta in attesa di risposte da Roma o da La Valletta alla sua richiesta inviata ieri di un porto sicuro per far sbarcare 82 migranti.

Osservo e rimarco l’ipocrisia nei mass media e fra gli esponenti politici, cauti per permettere al premier di riannodare il filo con l’Europa, dove è scoppiata la polemica per la scelta del Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di inglobare la delega all’immigrazione in un portafoglio che ora, salvo ripensamenti, dovrebbe avere questo infelice nome: Protezione dello stile di vita europeo.

L’obiettivo del Conte bis è ottenere un automatismo del ricollocamento dei migranti e superare lo sbarramento del trattato di Dublino, okkey. Evviva la ragion di stato, sebbene mi paia velleitaria perché si sta tornando all’epoca dei vertici che finiscono con un nulla di fatto. Mi irrita però che, tranne alcune eccezioni, non ci sia poi tanta indignazione. Non volete più restare umani? O solo un po’ perché è tutto più felpato e la forma meno ruvida? Era prevedibile e lo avevamo già scritto settimana scorsa: con un tecnico al Viminale sarà più facile non assumersi alcuna responsabilità. Detto, fatto. Okkey. Attendiamo con ansia la discontinuità annunciata dal Partito democratico che ha stretto la mano ai suoi ex avversari pentastellati. 

Voglio poi fare un’altra osservazione politica, prima di tornare a focalizzarci sul tema dell’integrazione e dei nuovi cittadini italiani che crescono, non solo numericamente. La frattura fra Nord e Sud non si limita al tema delle autonomie regionali. Di ritorno dal Festival dei giornalisti del Mediterraneo che si è tenuto a Otranto, ho ragionato sulla difficoltà di far capire in una Regione che deve fare i conti col caporalato — giovani stranieri pagati 1,50 all’ora per fare i pastori e tenuti in regime di semi-schiavitù —, quanto lontano siano andate invece le nuove generazioni di italiani che escono dalle università o sono già nel mercato globale del lavoro nelle zone produttive del Nord. Prenderne atto dovrebbe servire a una migliore politica verso chi arriva o cresce qui, senza essere immigrato. E invece il falò dell’ipocrisia ci obbliga ancora una volta a parlare di sbarchi negati. Okkey. 

Il futuro nelle mani di Finnegan e Maxwell

Si chiamano Finnegan e Maxwell. Sono due bambini, uno nero e uno bianco. Hanno poco più di due anni. Sono il futuro, soprattutto. Contro chi crede che il colore della pelle sia un muro invalicabile. O chi pensa che i razzisti, che oggi dilagano, saranno presto molti di più. Il commento di Sindbad il Marinaio. Guardatelo, ne vale la pena. 

Zouhir Louassini: «Bisogna sempre difendere il dialogo. E bisogna distruggere il racconto del fanatismo»

Al Festival dei Giornalisti del Mediterraneo abbiamo incontrato anche Zouhir Louassini, giornalista di Rai News 24 ed editorialista dell’Osservatore Romano. Il ritratto di un esperto del Mediterraneo con la vocazione per il dialogo. Di Giulia Parini Bruno. 

Sul confine orientale. Il paradosso dei corpi (in)visibili

Secondo racconto della nostra miniserie sulla rotta balcanica, di cui nessuno parla quasi più. Fra la Bosnia e la Croazia, si commettono violenze inaudite. Che si fa? 

Domani andrà meglio

Il long read di questa settimana è dedicato al racconto della Brooklyn degli anni Quaranta, dove italiani, irlandesi, polacchi, tedeschi, cattolici ed ebrei, protestanti e atei, vivono, o meglio sopravvivono, in attesa di un domani migliore. A cura di Fabio Poletti.

Teresa Lin: «Matrimoni misti e nomi italiani all’anagrafe, i giovani italo-cinesi non hanno paura delle differenze»

«Nel 2018 a Prato i matrimoni formati da coppie di italiani e cinesi hanno superato i matrimoni tra soli cinesi». La storia di questa settimana, uscita come ogni sabato anche su Linkiesta.it, è dedicata alle novità sociali che ci ha raccontato la neo consigliera comunale italo-cinese.