L’Unesco dichiara la Rumba congolese patrimonio dell’umanità

Nata nel Regno del Congo, ora la rumba congolese è patrimonio immateriale dell’umanità con grande gioia da una sponda all’altra del fiume Congo

DiAfrica Rivista

Gen 6, 2022
L'Unesco dichiara la Rumba congolese patrimonio dell'umanità

Questa settimana pubblichiamo l’approfondimento di Africa Rivista “L’Unesco dichiara la Rumba congolese patrimonio dell’umanità”.

Grande orgoglio sulle due sponde del fiume Congo dopo che l’Unesco ha annunciato ufficialmente l’iscrizione della rumba congolese alla lista del patrimonio immateriale dell’umanità. Nata nel Regno del Congo, che comprendeva i due Congo e l’Angola, l’allora Kumba – un ballo sociale caratterizzato dal contatto dell’ombelico – viaggiò con gli schiavi e approdò a Cuba, dove gli ispanofoni ne deformarono il nome. Riportata nel Congo Belga, fu a partire dagli anni 1950 che la rumba moderna esplose attraverso i musicisti di Franco e l’Ok Jazz, Wendo Kolosoy e colui che sarebbe diventato l’ambasciatore mondiale della rumba congolese, Papa Wemba, scomparso nel 2016.

L’iscrizione della rumba richiesta dai due Congo

Il fascicolo per il riconoscimento da parte dell’Unesco è stato curato sia da Kinshasa che da Brazzaville, capitali delle due nazioni che condividono la storia e l’amore per la rumba. “Questo gioiello culturale specifico dei due Congo è riconosciuto per il suo valore universale si è congratulalo il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, accogliendo questa iscrizione “con gioia e orgoglio”. Un orgoglio ancora più grande per l’attuale presidente di turno dell’Unione africana, il cui mandato quest’anno ha per tema “Arti, culture e patrimonio: leve per la costruzione dell’Africa”.

“La Rumba è la nostra identità! Il suo riconoscimento internazionale è motivo di orgoglio e ricchezza”, le ha fatto eco da Kinshasa Catherine Furaha, ministra della Cultura, delle Arti e del Patrimonio.

La rumba congolese patrimonio dell’umanità e di resistenza

Questo riconoscimento fa riferimento alla storia, alla memoria, (…) È la storia che ha attraversato i secoli, la storia della schiavitù, che parte dall’Africa verso le Americhe, verso Cuba, e che torna negli Anni’30 e diventa vettore, non solo di resistenza di un patrimonio ancestrale, ma anche delle indipendenze, dell’emancipazione”, ha sottolineato Audrey Azoulay, segretaria generale dell’Unesco, in un’intervista a France24. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, nelle sue motivazioni, precisa che la rumba è considerata una parte essenziale e rappresentativa dell’identità del popolo congolese e delle sue popolazioni nella diaspora. “Consente inoltre la trasmissione dei valori sociali e culturali della regione, ma anche la promozione di una coesione sociale, intergenerazionale e solidale”.

Ai microfoni di Radio Okapi, stamattina, il professor André Yoka Lye Mudaba, presidente della commissione mista dei due Congo per l’iscrizione della rumba a patrimonio dell’Umanità, ha celebrato la nascita di un “ponte fatto di fibre del cuore, da immaginare. Tutto inizia ora. Adesso che noi esperti abbiamo fatto la nostra parte, spetta ai politici essere più coerenti”.

La rumba congolese raggiunge la rumba cubana, iscritta nel 2016, le polifonie pigmee del Centrafrica (2003) e i tamburi del Burundi (2014). Aspirano, tra l’altro,  a entrare nella prestigiosa lista il semba, d’Angola, e il raï, d’Algeria.

 

Foto: Instagram/@junk_comix

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