In Italia “fare esperienza di Africa” è possibile grazie alla musica

Da Fela Kuti a Burna boy, ecco la musica che attira gli italiani oltre i cliché sull'Africa e che fa da ponte per gli afrodiscendenti verso le loro origini.

In Italia "fare esperienza di Africa” è possibile grazie alla musica

Questa settimana pubblichiamo l’approfondimento di Claudia Volonterio uscito su Africa Rivista su come in Italia “fare esperienza di Africa” sia possibile grazie alla musica.

Secondo una recente ricerca condotta da Ipsos, in collaborazione con Amref, al primo posto tra le associazioni spontanee che gli italiani fanno di fronte alla parola “Africa” c’è la povertà, seguono migrazione e natura. Un risultato sconfortante che la dice lunga sulla costruzione di un immaginario ancora incentrato sulla sofferenza dei popoli africani. Ben più confortanti, invece, i dati raccolti in merito all’approccio con il continente. Al primo posto tra i modi per fare “esperienza di Africa” non ci sono i viaggi organizzati o il volontariato come verrebbe più facile pensare, bensì la forma di cultura tra le più immediate e capace di unire le persone: la musica. Sei italiani su dieci hanno infatti dichiarato di aver ascoltato almeno una volta nella vita le note vibranti e vive della musica africana, che si delinea così come una chiave di volta per vivere il continente, anche dall’Italia.

Un dato che sorprende? Non dovrebbe se ci si è imbattuti almeno una volta nelle poliritmie, nelle voci e nei suoni raccoglibili sotto il grande ombrello semantico di “musica africana”. Ma, viene da chiedersi, è possibile tentare una definizione univoca? I generi musicali che la compongono affondano le radici nelle culture millenarie dei vari Paesi del continente e si modificano nel tempo, sono in evoluzione continua. Dalle voci dei griot tradizionali, all’afrobeat, passando per l’hip hop moderno fino al gospel: la sua varietà e ricchezza è così poco lineare che risulta difficile districarsi fra le numerose contaminazioni. Ma forse è proprio qui che si nasconde il segreto del suo successo.

I musicisti più famosi dell’afrobeat in Italia

Tra coloro che contribuirono in passato e ancora oggi al boom della musica africana in tutto il mondo, occupano un posto di rilievo i musicisti dell’Africa occidentale. Tra i più celebri, i senegalesi Youssou N’Dour,  Ismaila Lo Babà Maal, senza dimenticare Alpha Blondy, icona musicale della Costa d’Avorio, Angelique Kidjo del Benin, Fela Kuti per la Nigeria e la sudafricana Miriam Makeba. Questi sono solo alcuni nomi tra le personalità artistiche che sono riuscite a far conoscere il continente grazie alla musica, spianando la strada alle nuove stelle e alle promesse di domani.

A spiegarne il successo non può non contare il fatto che le radici ancestrali della musica leggera affondino proprio in Africa. Nei riti antichi delle tribù e nella tradizione orale sono nati i ritmi alla base della musica moderna. Una tradizione solida, dal quale si sono sviluppati anche i moderni afrobeat e rap, con testi e ritmicità capaci di unire, per significato e lotta, milioni di persone. Un grido di protesta che si alza in difesa di popoli maltrattati, mal-raccontati, ma forse un po’ più liberi grazie alla musica, capace di squarciare ogni barriera.

Un ponte per gli afrodiscendenti

Fare esperienza di Africa ascoltando la potente bellezza delle sue melodie, raccogliendo e condividendo “il grido”, è più facile oggi grazie allenuove tecnologie. YouTube e le altre piattaforme di streaming fanno da collettore per migliaia di musicisti del continente che non hanno bisogno di un produttore per farsi sentire nel mondo. Ecco che, un po’ alla volta, la sua estrema reperibilità e accessibilità lascia emergere il valore strategico della musica come espediente per i giovani africani e afrodiscendenti che se ne servono per costruirsi, finalmente, un proprio spazio nel mondo. Uno spazio rivendicato dai musicisti africani del passato e a oggi ri-conquistato sempre più dai contemporanei, che nel continente e nel mondo non faticano a far emozionare il pubblico internazionale.

Le loro voci non si fermano e tante sono le giovani promesse. Tra i più celebri c’è Burna Boy (nella foto di apertura), all’anagrafe Damini Ebunoluwa Ogulu, 30 anni, musicista nigeriano diventato famoso nell’industria musicale nel 2012, dopo aver pubblicato il suo singolo di successo “Like to Party” dal suo album di debutto L.I.F.E. Sempre dalla Nigeria, da segnalare è l’ascesa di Ayodeji Ibrahim Balogun, cantante e cantautore nigeriano, popolarmente conosciuto con il nome d’arte Wizkid. Il suo impegno per inserirsi nell’industria musicale in Africa e nel mondo, lo ha reso uno dei 10 musicisti più celebri e ricchi della Nigeria. A fine novembre si è aggiudicato il premio come artista africano dell’anno, canzone dell’anno e miglior collaborazione africana in occasione degli Africa Music Awards, che si sono svolti a Lagos, in Nigeria.

Insomma, possiamo affermare che un pezzo di futuro dell’Africa è proprio nelle mani dei giovani musicisti.

Foto: Instagram/@burnaboygram

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